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La Smorfia napoletana

Come è proverbialmente noto “… la paura fa novanta!” e il quarantotto si associa (da ricordare Totò!) con il “morto che parla”. Ma naturalmente i numeri della Smorfia hanno tutti un significato, che varia a volte da città a città, con intrecci di senso e sfumature di accordo. Interpretare i sogni per giocarli al lotto, oppure per movimentare una tombola tra amici, può essere quindi un atto di natura, oltre che ludica, scaramantica e rituale.

La Smorfia ha più o meno cinquecento anni e si pensa abbia origine nella tradizione cabalistica ebraica. Secondo la ‘Qabbalah’, ogni parola, lettera o segno della Bibbia ha qualche significato misterioso correlato e anche gli accadimenti quotidiani, e quelli onirici, possono essere interpretati e spiegati attraverso i simboli. I significati nascosti dietro alla realtà apparente per i cabalisti diventano numeri e la loro combinazione è una specie di restituzione codificata della vita.

Poi, naturalmente, la vulgata scende di tono e invece di spiegare il mondo si contenta di ‘dare i numeri’ per il lotto o per la tombola. A Napoli, patria indiscussa e autorevole della Smorfia, le ricevitorie del lotto sono sempre state a disposizione dei giocatori per spiegare i sogni e correlare i significati; perché è evidente che le sfumature di senso, in questa divinatoria ars combinatoria, hanno importanza e rilievo.

 “Ad esempio "giocare" fa 79, ma cambia se si gioca ai cavalli (81), al lotto (33), a calcio (50), a carte (17), o a scacchi (22) e così via”. (da Wikipedia)

In un bel libro di qualche anno fa (Il Presepio popolare napoletano, Einaudi, 1998) Roberto De Simone trascrive una tombolata tenuta nei Quartieri Spagnoli intorno alla fine degli anni ‘settanta. Qui a condurre il gioco era un femminiello, un omosessuale che nomina se stesso indifferentemente al femminile e al maschile, e trasforma l’estrazione dei numeri in un evento teatrale, popolaresco, scurrile, erotico, ironico e rituale al tempo. Il conduttore del gioco ha un’interpretazione 'autentica' per ogni numero estratto ma anche, e qui sta l’abilità affabulatoria e spettacolare, un riferimento preciso ai presenti in sala e quindi ogni estrazione diventa elemento riconoscibile (e quindi godibile) di esperienza ‘magica’ comune.

“Filume’, e nun ‘a vuo’ ferni’, cu sti ‘nciuce! Cinquantanove.

“Sisina è tutta scema. Vintitré”

“Jammo Cunce’ e nun t’allamenta’. Sissanta”


E alla fine, a conclusione del 'rito':

‘O panaro è vacante
chi ‘o tene piccolo e chi ‘o tene grande.
Tombola e tiritombola, ‘onna Cucù!
Cca nun ce ne sta cchiù.
Uh! Maronna!


E oggi? La Smorfia napoletana non sappiamo se può applicarsi alla cronaca attuale ma le decodifiche non sarebbero difficili.
I topi (11) e i pidocchi (87) che sguazzano in mezzo alla spazzatura, amministratori incapaci che non sanno o vogliono controllare la situazione (71, l’ommo ‘e mmerda) mentre la camorra (79, o’ mariuolo) si arricchisce alle spalle della gente. Il tutto mentre la città diventa, sub specie metaphorica, sempre più un gigantesco orinale (27).

Ecco, noi consiglieremmo questa cinquina; 11, 87, 71, 79, 27.
Naturalmente sulla ruota di Napoli.


Inserito da ra.des | 14.01.08 | (3) | Grafica popolare | stampa |




commenti:

  Il film di Totò non era "47 Morto che parla"?

Francesco Corsale il 14 gen 08 alle 11:01

  Nella Smorfia il 47 è "il morto" e il 48 il "morto che parla". Totò si era preso una 'licenza poetica'.

sdz il 14 gen 08 alle 11:46

  volevo sapere da dove avevate preso le 5 illustrazioni della smorfia che avete usate in quest'articolo. mi potreste dare una referenza?

grazie

fosca il 05 lug 11 alle 01:36

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