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design e cultura quotidiana

Il segno Vitale

DSCN0571-75.jpgNello scarno panorama editoriale italiano dedicato alla grafica, non possiamo che salutare con un favore la nascita di una collana di monografie edita dalla rivista Graphicus. Il primo volume della Biblioteca di Graphicus, appena uscito, dedicato al lavoro di Ettore Vitale.
Quattro anni fa Arturo Carlo Quintavalle aveva dedicato una monografia (Arturo Carlo Quintavalle, Ettore Vitale. Visual designer, Electa, 2001) al lavoro di Ettore Vitale, grafico attivo sulla scena italiana dagli anni '70 e noto principalmente, fra le sue numerose realizzazioni, per aver dato corpo all'immagine complessiva del Psi, reinventandone il garofano e incanalando una comunicazione, difficile come quella di un partito, all'interno di linee guida progettate e coerenti.
Il nuovo volume non costituisce per un'ulteriore retrospettiva dell'opera di Vitale, ma si distingue per l'approccio che contraddistingue e la parte visiva e la parte testuale.

Cos Vitale ricostruisce la propria attivit di grafico estrapolando le immagini dai contesti per i quali sono state realizzate (i manifesti del Psi o della Uil, le sigle per la Rai, poster per concerti, il marchio dell'Auditorium di Roma...), un modo per asciugare i lavori fino all'estrema sintesi del segno.

Parallelamente al percorso visivo, si svolge la conversazione tra lo stesso Vitale e Giovanni Anceschi (con la partecipazione di Alexia Rizzi) che sfogliano le bozze, in sequenza, del volume. Grazie al suo carattere informale, il testo conferisce una inconsueta vivacit all'insieme.
Il filo conduttore (potremmo dire il "filo rosso" che, letteralmente, ci guida nelle opere di Vitale) l'evoluzione contemporanea del "segno", inteso come icona fortemente significante, memorabile, all'interno di una grafica sempre pi legata invece ad immagini in movimento e, perci stesso, poco inclini a restare impresse.

Il dialogo tra i due autori ci permette (a parte alcune anacronistiche affermazioni contro la "computer graphic") di seguire in tempo reale quell'operazione, "teorica" come la definisce Anceschi, di ritaglio e riposizionamento delle immagini di Vitale per meglio verificarne, appunto, la leggibilit come segni assoluti: "tolta la funzione didascalica, compiuta l'operazione di decontestualizzazione e di decostruzione, resta quelllo che tu chiami il segno che riacquista ambiguit e quindi se vogliamo si posiziona in una logica di natura pi artistica dove lo spettatore deve lavorare di pi, deve fare ginnastica mentale".

Ettore Vitale, Il segno. Conversazione con Giovanni Anceschi, Edizioni Progresso Grafico, 2006.

Inserito da gianni sinni | 29.05.06 | (0) | A stampa | stampa |




 








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