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Tutti i colori degli arraffaterre

La parola Mapuche significa Gente della Terra (Mapu=terra, che=gente), i Mapuche rivogliono le loro terre. A fine ottocento lo stato argentino don? ai latifondisti inglesi le terre della Patagonia (estremo sud dell'Argentina) rubate ai Mapuche, le stesse terre che la Compania de Tierras di Benetton ha acquistato senza vincoli e ostacoli negli anni 90, presidente Carlos Menem amico della globalizzazione.

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Il gruppo Benetton con 900mila ettari è il più grande proprietario terriero in Argentina: 280mila pecore per la produzione di lana, 16mila bovini da macellazione, alcune centinaia di lavoratori, tra assunti e indotto, a lavorare da prima dell'alba al tramonto senza ribellarsi perché il poco lavoro che c'è lo d? la Compania, corsi d'acqua recintati e deviati, l'accesso ai quali per la pesca e l'approvvigionamento di acqua è regolato da cancelli e lucchetti, strade comunitarie incorporate dalle proprietà e quindi intransitabili, copiosi investimenti per realizzare il museo Leleque, e un centro studi per valorizzare i 13mila anni di storia patagonica e distruggere serenamente il futuro, contribuzioni per la realizzazione di un commissariato di polizia nel cuore della Patagonia, iniziativa rivolta alla sicurezza stradale (o piuttosto mirata a presidiare i territori mapuche).

Nei progetti la riapertura della stazione ferroviaria di Leleque, ora dismessa, per inserire la sosta all'interno di un percorso turistico che con un biglietto unico offre al passeggero: treno, entrata al museo omonimo e pranzo nella tenuta italiana per degustare una tipica grigliata di carne della Patagonia. Particolare irrilevante: l'iniziativa porterebbe allo sgombero di otto poverissime famiglie e alla chiusura di una scuola, dove mangiano e studiano 18 bambini. Le sorti delle famiglie naturalmente non sono di competenza della Compania bens? dello Stato argentino (incaricato di fare il lavoro sporco) che prepara e cura l'esecuzione degli sgomberi e promette riallocazioni migliori.

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Chi ha comprato la terra a Dio?


I coniugi Curinanco, 4 figli, nel 2002 chiedevano all'Istituto autarchico di colonizzazione il permesso scritto per occupare un pezzo di ranch e l'ente verbalmente lo aveva dato poich? la terra era demaniale. Nel 2003 la polizia ha sequestrato tutti i loro beni e li ha sgomberati dalla terra, lavorata duramente e migliorata, perché la Compania Benetton la rivendica e la sentenza del 2004 conferma l'esistenza del diritto di propriet?. La famiglia viene privata del mezzo di sostentamento, la proprietà non l'ha mai avuta, il mero concetto legale le è estraneo, la terra appartiene a chi la lavora.

Il caso ha destato l'interesse del premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel
che appellandosi alla sensibilità dimostrata dalla famiglia Benetton attraverso le campagne civili a favore degli ultimi, chiede, con una lettera aperta e un'intervista su 'Repubblica', un atto concreto di solidarietà e altruismo, un gesto storico che darebbe un segnale dirompente contro la politica di sterminio e di sfruttamento dei Mapuche di cui è da sempre responsabile il governo argentino. Governo che vende la terra ai capitalisti stranieri ed è accondiscendente ai loro progetti di sfruttamento sconsiderato della stessa in danno degli indigeni abitanti e proprietari per diritto storico e naturale.
Ma, dulcis in fundo, il terreno potrebbe essere potenzialmente prezioso, la Compania è azionaria di maggioranza della Minera Sud Argentina S.A. che ha già effettuato alcuni carotaggi, certo sarebbe assurdo rinunciare a una miniera.

La multinazionale dei maglioni colorati, conosciuta in tutto il mondo per le sue campagne progressiste di appoggio a chi lotta contro il razzismo, l'aids, la guerra, accanendosi contro i Mapuche mostrer? la sua vera natura di affarista spregiudicata? 'Mapuche land is not for salé è lo slogan della campagna internazionale di resistenza ai Benetton che ha generato anche un sito web ricco di documenti e in più lingue, italiano compreso.
Lettera aperta di Adolfo P?rez Esquivel, premio Nobel per la pace, al signor Benetton

Riceva il mio saluto di Pace e Bene.
Le scrivo questa lettera, che spero legga attentamente, tra lo stupore e il dolore di sapere che Lei, un imprenditore di fama internazionale, Si è avvalso del denaro e della complicità di un giudice senza scrupoli per togliere la terra ai fratelli Mapuche, nella provincia di Chubut, nella Patagonia Argentina.
Vorrei ricordarle che Mapuche significa Uomo della Terra e che esiste una comunione profonda tra la nostra Pachamama, ?la Madre Terra?, e i suoi figli.
Tra le braccia di Pachamama ci sono le generazioni che vissero e che riposano nei tempi della memoria.

Deve sapere che quando si toglie la terra ai popoli nativi li si condanna a morte, li si riduce alla miseria e all'oblio. Ma deve anche sapere che ci sono sempre dei ribelli che non zoppicano di fronte alle avversità e lottano per i loro diritti e la loro dignità come persone e come popolo.
Continueranno a reclamare i loro diritti sulle terre perché sono i legittimi proprietari, di generazione in generazione, sebbene non siano in possesso dei documenti necessari per un sistema ingiusto che li affida a coloro che hanno denaro. è difficile capire quello che dico, se non si sa ascoltare il silenzio, se non Si è in grado di recepire la sua voce e l'Armonia dell'Universo che è una delle cose più semplici della vita. Qualcosa che il denaro non potrà mai comperare.
Quando giunsero i conquistatori, gli ?huincas" (i bianchi), massacrarono migliaiai di popoli ?con i loro pali di fuoco? perpetrando etnocidio per appropriarsi della loro ricchezza e rubando loro terra e vita. Purtroppo questo saccheggio continua fino a oggi.

Signor Benetton, Lei ha comprato 90 mila ettari di terra in Patagonia per accrescere la sua ricchezza e potere e si muove con la stessa mentalità dei conquistatori; non ha bisogno di armi per raggiungere i suoi obiettivi ma uccide, con la stessa forma, usando il denaro. Vorrei ricordarle che ?non sempre ciò che è legale è giusto, e non sempre quello che è giusto è legale?.
Vorrei dirle che Lei ha tolto, con la complicità di un giudice ingiusto, 385 ettari di terra, con la armi del denaro, a un'umile famiglia Mapuche con una dignità, un cuore, una vita; loro sono Atilio Curi?anco e Rosa Nahuelquir proprietari legittimi da sempre, per nascita e per diritto dei loro padri.

Vorrei farle una domanda, signor Benetton: Chi ha comprato la terra a Dio?
Lei sa che la sua fabbrica dagli abitanti del luogo è chiamata ?la gabbia?, cinta con fil di ferro, che ha rinchiuso i venti, le nubi, le stelle, il sole e la luna. È scomparsa la vita perché tutto si riduce al mero valore economico e non all'Armonia con la Madre Terra.
Lei si sta comportando come i signori feudali che alzavano muri di oppressione e di potere dei loro latifondi.
A Treviso, quel bel paese nel nord Italia, dove Lei ha il centro delle sue attività, non so quello che pensano i cittadini e le cittadine riguardo alle sue azioni.
Spero che reagiscano con senso critico e pretendano che Lei agisca con dignità e restituisca questi 385 ettari ai legittimi proprietari.
Sarebbe un gesto di grandezza morale e le assicuro che riceverebbe molto di più che la Terra: la grande ricchezza dell'amicizia che il denaro non potrà mai comprare.

Le chiedo, signor Benetton, che viaggi in Patagonia e che incontri i fratelli Mapuche e che divida con loro il silenzio, gli sguardi e le stelle.
Credo che il luogo che con la sua presenza chiamano ?La gabbia?, verrebbe chiamata ?l'Amico? e la gente di Treviso sarebbe onorata di avere nel suo paese una persona con il cuore aperto alla compresione e alla solidariet?.
La decisione è sua. Se decide di restitutire la terra ai fratelli Mapuche mi impegno ad accompagnarla e dividere con Lei e ascoltare la voce del silenzio e del cuore.
Tutti siamo di passaggio nella vita, quando arriviamo siamo in realtà in partenza e non possiamo portare niente con noi.
Possiamo, per?, lasciare al nostro passare le mani piene di speranza per costruire un mondo più giusto e fraterno per tutti.
Che la Pace e il Bene la illumini e le permettano di trovare il coraggio per correggere i suoi errori.

Adolfo P?rez Esquivel
Premio Nobel della Pace 1980

Inserito da bubbico | 22.07.04 | (0) | Incubi | stampa |




 
 

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