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design e cultura quotidiana

Li portiamo via

Lascia perplessi la nuova campagna promossa dal Ministero dei Beni Culturali per promuovere la frequentazione dei musei italiani e presentata due giorni fa dal ministro Bondi e dal direttore generale Mario Resca, quello del McDonald.

Intanto la selezione dei monumenti scelti (il David di Firenze, il Colosseo di Roma e, in una seconda mandata, il Cenacolo di Milano), tra i più famosi e visitati, sembra mancare completamente l'obiettivo di "far riscoprire agli italiani il patrimonio artistico del nostro Paese ed invertire il trend negativo dei visitatori" che dovrebbe essere perseguito invece promuovendo quel ricchissimo tessuto di musei cosiddetti minori che costellano l'Italia.

Poi il linguaggio. Uno slogan con una minaccia tanto paternalistica quanto controproducente (qualcuno magari penserà che sarebbero capaci davvero di venderseli) che sembra fatto apposta per far indignare i cittadini italiani più che attrarli all'arte.


Inserito da gianni sinni | 19.12.09 | (4) | Campagne | stampa |




commenti:

  Concordo sui piccoli musei e patrimonio minore da valorizzare, ma qui serviva probabilmente l'impatto simbolico di monumenti universalmente conosciuti. La campagna non mi sembra male, certo catastrofico-hollywoodiane le immagini ma una provocazione probabilmente utile: in fondo è una campagna rivolta a chi non si interessa di arte e non mi sembra sbagliata un'ibridazione del linguaggio visivo. Non lamentiamoci, coi tempi che corrono potevamo ritrovarci nei manifesti la velina favorita di papi travestita da Venere di Botticelli...

stefano tonti il 19 dic 09 alle 12:12

  Il tutto ricorda il "signori si cambia" dell'altro ente che fu dello Stato,
sigla e facciata e poltrona ben paludata e per l'utente tutto invariato.
Altri tempi:certo adesso il big Mac da pensionato si adopera per volontariato,
sennò giusto sarebbe esporre, tra poltrona & campagna, il costo prezzato.

Del cambio già si coglie l'impronta: dal BigMac al MiBAC è un bel risultato,
ma solo l'inizio: per MiniVer, MiniPax e MiniLove il marchio è già refistrato.

winston il 19 dic 09 alle 19:00

  In un immaginario che richiama la guerra, il Davide lo stanno portando a Londra gli elicotteri: ma l'hanno già comprato gli inglesi?
E il Colosseo lo stanno smontando per ricostruirlo dove?
Ansia (...se non lo visiti...) e punizione ( ...lo portiamo via...) sono l'unico tiket per un popolo inconsapevole di abitare nell'arte?
Non era meglio un linguaggio ironico che facesse leva su sentimenti protettivi, o su sentimenti di orgoglio, anziche' usare aut-aut punitivi?
Frequentare e godersi la bellezza non potranno mai essere un obbligo o un'imposizione.

Torno da Parigi dove ho trascorso una giornata al musèe du quai Branly (museo etnografico). Questo luogo è stato concepito come un centro culturale (di dialogo tra culture) con tanto di mediateca, sale musicali, sala teatrale, sala di lettura, teatro all'aperto, percorso tattile, aree per mostre temporanee, libreria boutique, caffe'-ristorante, area picnic....
Oltre alle meraviglie delle collezioni, ho visto gruppi di bambini in assoluto silenzio, seguire con attenzione le spiegazioni degli insegnanti, sedersi per terra e disegnare cio' che avrebbero compreso meglio osservando.
Tutto era piacevolmente vivo, sapientemente organizzato e allestito, tanto da annullare il tempo.

In Italia, quanti esempi abbiamo di questo tipo?
La gestione dei nostri musei e luoghi d'arte, tolte poche eccezioni, non fa puzzare un po' tutto di cadavere?

I toni scelti da Mario Resca e dal ministro Biondi (che gli si e' affidato) per questa campagna non sono dunque una provocazione di cattivo gusto e percio' stonati con l'argomento?
Forse Il Ministero pensa di amministrare roba SUA?
Perche' non si occupa di riqualificare i vari sovrintendenti e direttori che gestiscono il NOSTRO patrimonio artistico come fosse un loro privato?
Perche' non responsabilizza i cittadini facendoli esprimere su buoni o cattivi esempi di gestione?
Perche' non si interfaccia con il Ministero della Pubblica Istruzione per promuovere seriamente un programma di educazione visiva?

antonella il 21 dic 09 alle 17:11

  Questo genere di messaggio, creare un presunto shock in chi guarda e stimolare presunti sensi di colpa, mi sembra, è piuttosto diffuso, specialmente in campagne dai contenuti 'sociali'.

Opinione personale: questo tipo di atteggiamento è orrido, presume che il suo pubblico sia fatto da imbecilli che devono essere scossi e pressati (come per esempio la pubblicità con Fiona May: non c'è tempo, devi correre subito ad adottare un bambino!).

In questo caso però più che altro mi sembra un annuncio. È esattamente con questa tecnica di comunicazione che hanno privatizzato tutto il resto.

Alle domande di Antonella. Immagino che le risposte siano in parte semplici, probabilmente lo stato francese ci mette i soldi, tanti, tanti soldi.

C'è anche un problema culturale, probabilmente: quando nei primi anni 90 sono andato, ingenuo, alla bibiloteca nazionale a Firenze, per darti un tesserino di ingresso ti facevano una specie di interrogatorio: che ci vieni a fare?, questa è una biblioteca per ricercatori!, e via così.

dc il 22 dic 09 alle 09:40

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