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design e cultura quotidiana

Boicottare la Biennale di Tehran?

Fondatrice, insieme al grande grafico Morteza Momayez, della Biennale del manifesto di Tehran, l’Associazione dei professionisti iraniani della grafica (IGDS, Iranian Graphic Design Society), che opera dal 1994, si vede, per la prima volta quest’anno, sottrarre l’organizzazione della Biennale. Dall'Iran, su Facebook, rimbalza la richiesta, sottoscritta da molte personalità del graphic design iraniano, di boicottare la manifestazione, rifiutando di parteciparvi sia come concorrenti che come giurati. Partecipare significherebbe, si sostiene, appoggiare nei fatti il regime di Ahmadinejad. Non tutti sono d'accordo con questa posizione. Un autorevole parere contrario è quello espresso, sul suo blog, da Rene Wanner. La rivista francese Etapes ha rilanciato, in Europa, l’appello al boicottaggio e ha rivolto alcune domande a Alain Le Quernec, il grafico francese, maestro di indiscutibile spessore e credibilità, che aveva provveduto a far conoscere in Europa, la nuova grafica di quel paese, organizzando mostre di grande presa e momento.
Pubblichiamo, su concessione dell’autore, l’intervista redatta da Caroline Bouige.

La Biennale scippata
Conversazione con Alain Le Quernec a cura di Caroline Bouige


Da chi è stata fondata la Biennale di Tehran? Con quali intenti? Puoi parlarci dell’Associazione dei grafici iraniani?


Alain Le Quernec: La qualità attuale della grafica iraniana si deve principalmente all’azione di una sola persona, Morteza Momayez. Quando l’Iran è stato tagliato fuori dal resto del mondo Morteza ha combattuto una battaglia interna al suo paese per il riconoscimento del design grafico nell’università. Ha convogliato tutte le forze vitali della grafica in seno all’Unione dei designers iraniani. Ma soprattutto ha suscitato in questo movimento il desiderio di produrre una grafica contemporanea di alta qualità. L’Unione dei grafici e il suo presidente Morteza Momayez hanno creato una Biennale nazionale della grafica. Coscienti della validità del movimento l’hanno trasformata in una Biennale internazionale. I finanziamenti per l’organizzazione di questa iniziativa provengono dal ministero della Cultura e vengono distribuiti dal Museo d’Arte Contemporanea. L’organizzazione è stata affidata, fino al 2007, ai promotori, l’Associazione dei grafici iraniani.

Puoi spiegarci le ragioni per le quali la Biennale di Tehran è stata sottratta all’Associazione dei grafici iraniani? Perché proprio oggi?

Alain Le Quernec
: Il prestigio di Morteza non ammetteva discussioni. Dopo la sua morte, nel 2005, i loschi, gli invidiosi e gli ometti, che esistono dappertutto, hanno approfittato della radicalizzazione dello scontro politico che si è avuta con l’elezione di Ahmadinejad per prendere in mano la Biennale, Avevano tentato di farlo da dieci anni, ma non c’erano riusciti. Hanno raccolto le forze e quest’anno sono passati decisamente all’azione.

La Biennale è una manifestazione popolare, in Iran, o la sua influenza è limitata ad un piccolo numero di appassionati?

Alain Le Quernec
: Esattamente non saprei dire, ma quelli che frequentano la grafica e la praticano sono una legione in crescita esponenziale, La grafica gode tra gli intellettuali e la classe dirigente di una notevole attenzione.

Possiamo dire che la Biennale di Tehran 2009 è sotto il controllo opprimente del potere politico iraniano? O perlomeno si può dire che è a rischio?

Alain Le Quernec: Si e no. I poteri di questo tipo fanno crescere e attirano tutti quei personaggi che non potrebbero esistere se non per il loro servilismo verso il potere stesso. Si permette loro di raggiungere posti di responsabilità che non si meriterebbero proprio.
Nella Polonia degli anni sessanta il movimento del manifesto polacco poteva esistere e prosperare perché artisti di valore avevano ‘preso il potere' nelle pieghe degli organismi statali. Ma naturalmente la Polonia costituisce un’eccezione…
Quello che succede in Iran sembra più la rivincita dei mediocri piuttosto che una reale volontà di assumere un controllo autoritario.

Quale è la tendenza attuale della grafica iraniana? Esiste una grafica di protesta? E i giovani come si comportano?

Alain Le Quernec: La grafica iraniana non è contestataria, politicamente parlando, come ci potrebbe immaginare o augurare. Il potere laggiù non scherza. È possibile che le cose cambino dopo le ultime elezioni, i cui risultati sono contestati.

Cosa si può dire del rapporto tra regime autoritario, contestazione e creazione grafica?

Alain Le Quernec: Questo movimento di grafici è nato, in un paese bloccato sotto un regime autoritario, perché un uomo, Morteza, ha difeso i valori della grafica con intelligenza e un acuto senso di diplomazia. È riuscito ad avere i mezzi per operare. Ha difeso i valori della grafica senza provocare il regime iraniano. Questo sarebbe stato veramente stupido: tutte le azioni sarebbero state annichilite. Può essere difficile da comprendere dall’esterno, ma è lo stesso tipo di situazione che si era verificata in Polonia, qualunque cosa si dica ora, a cose fatte (ma questa è un’altra storia).

Cosa possono fare allora, i grafici iraniani per protestare e difendere la loro libertà d’espressione?

Alain Le Quernec: In Iran non si può fare granché, il rischio è troppo grande. Dall’esterno è possibile fare tutto quello che si vuole, facendo magari attenzione a non danneggiare quelli che in Iran ci vivono. Ma ancora una volta è necessario di non fare di tutt’erba un fascio.
La situazione politica in Iran è una cosa, il controllo sulla Biennale è un’altra. Il fine dell’operazione di boicottaggio della Biennale è quello di difendere i valori della grafica rappresentati dall’Associazione dei grafici, e non quello di protestare contro la politica del governo iraniano.
Qualunque cosa si dica non si potrà però impedire la confusione tra le due cose…
Personalmente avrei partecipato alla Biennale se fosse stata ancora organizzata dall’Associazione dei grafici.


Inserito da ra.des | 03.09.09 | (1) | Grafica lontana | stampa |




commenti:

  Per distanza, lingua e cultura, è difficile sindacare sul meglio da farsi nel paese dei persi. Il “principio di non ingerenza” di marca Onunista valga per il politico come per l'artista. Ogni esempio di interesse buonista per vicende remote, a ben guardare si rivela profilattico d'uso lo stupro del caso. Afakistan* Iraq, Jugoslavia.. fanno esempio recente delle stesse attenzioni gia
riservate all'Italia. *http://referer.it/ef21876

winston il 03 set 09 alle 10:00

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Morteza Momayez (foto Rene Wanner)  

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Alain Le Quernec  

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