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design e cultura quotidiana

E i navigatori?

Contiene un aggiornamento

Alessandro Savorelli

Mentre le 6 reti unificate o unificande dell’EIAR-2008 sono tutte impegnate nella fabbricazione di fìscion religiose a raffica (padri Pii multipli uni, trini, bini e quadrupli, papi Woitili giovani, maturi, molto maturi, vecchi, decrepiti, moribondi, madri Terese, sante marie Gorette, misteri di Fatima e/o Lourdes, madonne di Medjugorje, papiri del Nuovo Testamento con sensazionali rivelazioni, sacre sindoni autentificate, templari e graal assortiti, medici napoletani santi, miracoli-discount, rivelazioni dall’aldilà, diretta/Guinness della lettura della Bibbia), l’ala laica del neofascismo celtico nazional-popolare ha colpito duro.

Su input del Druido Massimo, Duce di Ponte di Legno e Dito Medio di Dio, il regista Renzo Martinelli (reduce da una campagna antiislamica – Il mercante di pietre – che non ha venduto abbastanza biglietti come meritava), sta girando in Romania (con comparse Rom: "Lo zingarume rumeno costa meno" ha dichiarato il regista con grande coerenza politica e squisita sensibilità) Barbarossa.

Celebrazione di Legnano e dintorni. Cast di attori bolliti, ricco budget (30 milioni di dollari: purtroppo decurtati dai porci banchieri della UE, causa la politica dell’euro forte): finalmente il Popolo Padano (la nostra minoranza etnica più forte) non dovrà più sbavare dietro Braveheart: ce lo facciamo in proprio, celebrando il culto degli eroi fondatori della Nazione della Polenta. Il Minculpop padano ha esordito alla grande, emulando quello del Ventennio, che però ahimè era troppo schiavo di Roma (Scipione l’Africano, La disfida di Barletta etc.).

Molti nemici, molto onore: il primo era Barbarossa, un todésc, ma non il più perfido a petto di Terroni, Romani e Albanesi che sarebbero venuti dopo a calpestare il sacro suolo della Terra della Libertà. Perché i discendenti del Barbarossa fecero poi a gara a spalleggiare i duchi di Milano, e i meglio di tutti, la Mariaterèsa si è poi fatta perdonare l’assedio alla capitale morale, sfornando il Buongoverno asburgico che tanta nostalgia istilla nei cuori celtico-federali. Per le prossime produzioni, penseremmo a un La bella Gigogin, Lepanto, li rifermeremo sul bagnasciuga a un Le cinque giornate che ristabilisca la verità storica (i lombardi non volevano i Savoia: cacciarono gli austriaci sapendo che un giorno l’uomo della provvidenza di Ponte di Legno li avrebbe riunificati), a un Garibaldi: il ladro di bestiame.

Tremino Hollywood e le sue paccottiglie storiche: qua il rigore storiografico sarà degno della filologia di un Borghezio. Un dettaglio: a Como, Bergamo, Cremona, Pavia, etc., città filoimperiali all’epoca, ma oggi pentite, il film verrà proiettato a sale chiuse, con picchetti della Guardia Nazionale padana.
Dopo i santi e i guerrieri a quando il ciclo complementare dei navigatori?

p.s.: dopo aver rialzato l'Italia in solo 58 giorni, speriamo almeno che Berlusconi ripari all'unica magagna grave del suo governo riparatore: l'aver sottratto per un miope calcolo clientelistico il Ministero della Cultura a Bossi, per darlo a Bondi. Un neo nell'illuminata opera di governo che, ci auguriamo, l'uscita del film Barbarossa contribuisca a cancellare.

È inutile, per quanto se ne dica certi fatti sono sempre superiori all'immaginazione e la realtà imita la satira sul proprio specifico. Così non avevamo nemmeno finito di lanciare il commento alla notizia che un aggiornamento su La Repubblica ci comunica che il senatur dito medio è in partenza per la Romania dove visionerà le scene di massa (che lui sembra amare fanciullescamente) del suo Barbarossa. Lui che si considera il nuovo Alberto da Giussano contro l'imperatore che è "lo stato centralista". Parole sue! Boh!

Segue ulteriore commento.


Inserito da ra.des | 28.07.08 | (1) | Propaganda | stampa |




commenti:

  Quante verità nel commento di Merlo su «Repubblica». Verità amare, ma verità. Sull'ultimo interrogativo che Merlo si pone qualche idea ce l'ho. Si chiede Merlo: «Perché l'imprenditore veneto deve avere come intellettuale organico un piazzista politico, un uomo senza professione, un geniale pataccaro? Perché una della grandi borghesie regionali d'Europa, che pure ha prodotto la migliore cultura d'Italia, deve permettere che il suo immaginario intellettuale e storico si popoli di queste fetecchie, di questa monnezza che puzza molto più di quella di Napoli?».
Giriamo la domanda alla signora Marcegaglia. Ma in fondo di che stupirsi. Il Buffone padano è l'ultimo dei buffoni ai quali la borghesia italiana da tempo concede la sua fiducia: il buffone di Predappio coi suoi ubriaconi fez-muniti, il buffone Storace, il buffone Scelba (antenato delle filippiche bossiane contro il «culturame»), il buffone che canta le canzoni napoletane (non apicella, il socio). La nostra borghesia predilige storicamente i buffoni se le garantiscono un po' di establishment: che c'è di strano?

Savorelli il 28 lug 08 alle 13:54

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