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Klaus Kirchner

Klaus Kirchner è forse uno dei maggiori esperti mondiali di quel particolare tipo di propaganda rappresentato dai volantini lanciati dagli eserciti sulle truppe nemiche. Una delle principali attività di ciò che oggi va sotto la definizione di guerra psicologica (psy-op). L'interesse di Kirchner per questo tipo di pubblicazione ebbe inizio nel 1942, allorché — come racconta lui stesso — dodicenne della HitlerJügend raccolse il suo primo volantino lanciato dagli inglesi durante un attacco della RAF su Norimberga. Un interesse che lo ha portato a raccogliere e schedare analiticamente pressoché tutto il materiale propagandistico utilizzato dai vari eserciti durante entrambe le guerre mondiali. Il risultato di questo incredibile lavoro è stata la pubblicazione di 19 volumi, sotto il titolo generale di Flügblattepropaganda, che raccolgono cronologicamente le riproduzioni di tutti i volantini utilizzati sui teatri di guerra europei. Altri tematici, ad esempio sui volantini a sfondo sessuale e licenziosi, sono in preparazione. Il materiale raccolto negli anni da Kirchner è divenuto un fondo conservato presso la Staatsbibliothek di Berlino.

Klaus Kirchner ci ha gentilmente inviato un testo inedito e una serie di volantini diffusi in Italia dagli eserciti nemici durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.

Sino all’inizio del XX° secolo nessuna discordia o guerra venne affrontata senza affidarsi all’uso della propaganda. Persino quando, secondo il racconto biblico, Eva convinse Adamo a mangiare la mela della tentazione, aveva in realtà vinto una battaglia morale!
La parola “propaganda” venne usata per la prima volta nel 1622 quando la Chiesa Cattolica aprì un nuovo dipartimento, denominato “Congregatio de propaganda fide”, con lo scopo di propagare la fede cattolica.

Con l’avvento della stampa iniziò la produzione di volantini mirati a seminare dissenso nei campi nemici e abbassare così il morale delle truppe avversarie. Il problema principale di tale idea consisteva nel fatto che gran parte del territorio nemico risultava irraggiungibile e che il messaggio discorde non poteva dunque arrivare al destinatario, nè tantomeno influenzarlo.

Durante la Prima Guerra Mondiale la guerriglia venne trasformata in guerra totale dalla rivoluzione tecnologica che permetteva la produzione di aereoplani aventi accesso pressochè illimitato al territorio nemico, e impiegati per il lancio di bombe esplosive e messaggi, al fine di attaccare nello stesso momento le risorse fische e morali degli avversari.

Soltanto allora fu possibile che il celebre poeta D’Annunzio volasse indisturbato sino a Vienna e persino sul castello dell’Imperatore d’Austria per lasciare i propri volantini sugli scalini d’ingresso di sua maestà. D’Annunzio aveva creato di proprio pugno i volantini, e da entusiasta aviatore usò aereoplani del governo italiano per la loro disseminazione (fig. 1).

Eppure durante la Prima Guerra Mondiale ci si ponevano molti dubbi sulla legittimità dell’atto di incitare alla rivolta, alla disobbedienza e al disordine le truppe nemiche. La Germania, la Russia zarista e la Gran Bretagna erano dell’opinione che tali azioni fossero proibite dalla Convenzione di Ginevra, mentre l’impero austro-ungarico, l’Italia, la Francia e la Russia bolscevica difendevano tali scelte strategiche. In Germania e nella Russia zarista i piloti catturati in possesso di volantini da disseminare venivano messi sotto processo. Il Reich tedesco si astenne dalla disseminazione di volantini sino alle ultime settimane del conflitto.

Fu soprattutto l’impero austro-ungarico a esplorare modalità innovative nel disegnare volantini destinati alle truppe e ai cittadini italiani, usando, tra le altre tecniche, volantini erotici, antisemiti e i cosiddetti volantini “camuffati” o falsati (fig.2-5). Naturalmente il governo Italiano, con l’aiuto di Gran Bretagna e Francia, spedì a sua volta milioni di volantini ai soldati austro-ungheresi.

Questa nuova arma, che tentava di influenzare il nemico durante la guerra, veniva utilizzata nelle vesti di operazioni clandestine! Sembra quasi grottesco disseminare milioni di volantini in territorio nemico, mentre al contempo si tenta di nasconderli ai propri cittadini. Ma ha un suo senso se si considera che era sicuramente meglio non informare l’opinione pubblica riguardo alla commistione di fatti e bugie che tali volantini contenevano. Non appena i volantini atterravano in territorio nemico, la polizia locale si applicava in ogni modo possibile per evitare che i cittadini li potessero leggere o diffondere tra i loro amici e vicini.

Durante la Seconda Guerra Mondiale le nazioni partecipanti si trovarono viceversa d’accordo che non vi fossero limitazioni giuridiche riguardo al contenuto dei volantini. Qualsiasi cosa si riuscisse a stampare poteva essere spedito ai nemici. Dopo il 1918 Guilio Douhet predisse nella sua opera Il dominio dell’aria che il prossimo passo nelle operazioni belliche sarebbero stati gli attacchi aerei contro la popolazione civile, e che il risultato sarebbe stato ciò che chiamava la “vittoria morale”.
Era difatti convinto che la paralisi creata dall’attacco contemporaneamente fisico e psicologico, attraverso l’uso sia di esplosivi che di volantini, garantisse alla nazione attaccante la vittoria senza necessità di impiegare nè esercito nè marina.

Germania, Gran Bretagna e Francia erano già ampiamente preparati per la guerra dei volantini quando, il 3 settembre 1939, il governo britannico e poche ore dopo anche quello francese dichiaravano guerra alla Germania. Dodici ore dopo la dichiarazione di guerra vi fu un attacco della RAF, costituito non dallo sganciamento di bombe, ma da una doccia di volantini. Come risultato, numerosi cittadini tedeschi trovarono questi volantini di fronte alle proprie abitazioni la mattina seguente. I messaggi dicevano loro che la Germania aveva costretto gli inglesi alla guerra. Eppure dai giornali e dalla radio nazionale avevano scoperto che era stata l’Inghilterra a dichiarare guerra. Il dilemma era: a chi dovevano credere?

Allo stesso tempo nel 1939 anche Francia e Germania cominciavano la loro guerra di volantini, seguiti poi da altri paesi, soprattutto URSS e USA. Tutto ciò ebbe fine soltanto nel maggio del 1945, dopo che milioni di volantini erano stati disseminati da tutti i partecipanti (fig.7-20).

In Italia i primi volantini vennero sganciati durante la notte tra il 13 e il 14 agosto 1940, da parte di aereoplani britannici partiti da Londra (fig.7). Da quel momento in avanti l’Italia venne letteralmente inondata da volantini. Anche i soldati italiani in Africa e sul fronte sovietico divennero bersagli dei volantini nemici (fig.17 e 18).

Questa nuova arma ha generato molte attività creative e tuttora è ampiamente utilizzata: basti vedere la campagna americana “contro il male” in Afghanistan e Iraq.

La guerriglia psicologica può di fatto essere considerata una forma d’arte, soprattutto quando i volantini sono illustrati. Le forme di persuasione visive e scritte tentano di convincere il singolo soldato nemico a cessare ogni forma di resistenza senza danneggiarlo fisicamente. Questa provocazione risulta in ultima istanza un altro motivo di osservare più attentamente i volantini per il nemico.

Una vittoria morale?
Ma davvero i milioni di volantini disseminati durante la Seconda Guerra Mondiale ottennero una vittoria morale?
I volantini per il nemico sembrano sempre raccontare dei fatti – ma soltanto la metà di essi!
Per esempio: il governo tedesco scriveva agli italiani nel 1944 che la Germania avrebbe trionfato perchè i suoi soldati erano i migliori sulla piazza; ciò era indiscutibile, ma nel 1944 una grande parte dell’esercito tedesco era stata uccisa o viveva una profonda crisi di demotivazione. E difatti la Germania fu sconfitta.
Ma conoscere questa separazione tra fatti e verità nascoste fu possibile soltanto dopo la fine della guerra.

 

Bibliografia

Klaus Kirchner, Flügblatterpropaganda im 1.Weltkrieg, 2 voll., Verlag D+C, Erlange.

Klaus Kirchner, Flügblatterpropaganda im 2.Weltkrieg, 17 voll., Verlag D+C, Erlange.


Inserito da gianni sinni | 30.06.08 | (0) | Propaganda | stampa |




 
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Figura 1. Nel 1918 Gabriele D’Annunzio scrisse, di propria iniziativa, numerosi volantini rivolti ai cittadini viennesi e li sganciò, su ordine del governo italiano, sulla loro città. La rivista satirica “De Muskete” derise non poco l’esercito austriaco e la polizia per non essere riusciti a prevenire la diffusione dei provocatori volantini: “Viennesi, imparate a conoscere gli italiani! Avremmo potuto sganciare tonnellate di esplosivo sulla vostra città – ma preferiamo invece porgervi i nostri saluti...” (Riproduzione dalla rivista austriaca “Die Muskete”, 29/08/1918)  

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