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L'alfabeto della paura

Sapete qual'è l'articolo di Sdz più letto dell'ultimo anno? Cartina di tornasole della percezione generalizzata di paura e insicurezza che avvolge la penisola, la pagina di questo blog su cui più si è cliccato (oltre 10.000 volte) è quella dedicata all'alfabeto degli zingari.

Non si tratta però di un risorto interesse linguistico verso le tipologie espressive di gruppi marginali. No. Sono comuni cittadini che cercano disperatamente informazioni sui simboli che un'organizzazione ladresca, segnatamente rom in questo caso, ha apposto sulla loro abitazione in vista di un imminente svaligiamento.

A poco serve dire che si tratta di una leggenda metropolitana o "bufala" — almeno nei termini in cui viene presentata — più volte denunciata. Come nei più classici casi di psicosi collettiva tutti, anche persone affidabili e di cultura, conoscono almeno una persona — un amico, un parente, il vicino — la cui casa è stata visitata dai ladri e che si è accorto di strani segni tracciati sui campanelli o nelle vicinanze dell'abitazione. Una psicosi cui contribuiscono, purtroppo, le stesse forze dell'ordine e i media che periodicamente ridanno notorietà al sedicente "alfabeto degli zingari" distribuendone e pubblicandone copie. Vedi ad esempio il fobico articolo di Grazia Longo su La Stampa di Torino del 23 novembre scorso corroborato dalla testimonianza del Comandante dei Carabinieri di Torino Antonio De Vita (altri esempi nel Tg5 del 23-11-2007, in La Repubblica a Firenze il 23-11-2005 e ne Il Gazzettino a Padova il 29-6-2003).

Il successo popolare di questa leggenda è facilmente spiegabile. La casa "segnata" è un retaggio fin dai tempi biblici (ricordate l'angelo della morte?) e gli zingari rappresentano, col loro nomadismo, la nostra rappresentazione più atavica e profonda del diverso, anzi di un popolo diverso frammisto a noi — forse più degli stessi ebrei a cui, non a caso, furono accumunati nella soluzione finale dai nazisti.

Al volantino coi “segni di riconoscimento utilizzati da zingari e ladri d’appartamento” ed alla sua diffusione in Francia — citiamo dal Centro per la raccolta delle voci e delle leggende metropolitane — sono stati dedicati alcuni importanti saggi come quello di Jean-Noel Kapferer “Le voci che corrono. I più antichi media del mondo” (Longanesi, 1988, p. 18) e un'accurata analisi sul significato di “codice segreto” e la sua origine nell’articolo del sociologo francese Jean-Bruno Renard dal titolo “Le tract sur les signes de reconnaissance utilisés par les cambrioleurs: rumeur et réalité” (in “Le Réenchantement du monde. La métamorphose contemporaine des systèmes symboliques”, a cura di Patrick Tacussel, L’Harmattan, Parigi 1994, pp. 215-241).

Desta dunque impressione come, parallelamente alla campagna dei media italiani sull'insicurezza —e della cui percezione, pur irrazionale, non vogliamo dubitare —, si sia andata montando una ondata di apprensione e preoccupazione basata su questo sedicente alfabeto di cui già ampiamente si è dimostrata l'infondatezza. Come una sorta di "Protocolli dei saggi di Sion" in versione volantino non è possibile arrestarne la diffusione né la credulità sull'argomento.

Alcuni fatti a proposito dell'alfabeto degli zingari
Ma cerchiamo di individuare l'origine di questi segni.
Come possiamo vedere la rappresentazione più diffusa in Italia (fig. 1), sotto forma di volantino, appare scritta a macchina e probabilmente riprodotta a ciclostile. Pertanto presumibilmente l'immagine dei segni attualmente diffusa online risale almeno agli anni '80 se non prima. In questi giorni gira, come volantino, una versione ricomposta in digitale con alcune differenze nei testi (fig. 2).

La versione diffusa in Italia inoltre sembra derivare direttamente dal linguaggio dei segni cosidetto "degli hobo e zingari francesi" (French hobo and gypsy sign system secondo la dizione di Carl G. Liungman nel suo Symbols. Encyclopedia of Western Signs and Ideograms). Ad esempio il primo segno in alto, un rombo, per gli hobo inglesi significa "qui vive gente generosa, ma comportatevi bene mostrando rispetto", mentre per quelli francesi significa "qui non vive nessuno", da cui la definizione del nostro elenco "casa disabitata".

L'intento tuttavia di drammatizzare il significato dei segni nella traduzione italiana emerge con evidenza in alcuni punti. Il terzo segno dall'alto, i quattro cerchi, nella versione francese significa "qui vive gente molto ospitale" che nel nostro documento diventa "casa molto buona da rubare". La sorta di D che viene indicata con la spiegazione "domenica momento buono per il colpo", è nell'originale "qui non danno nulla". Gli altri segni alfabetici latini presenti, che indicano i periodi migliori per il furto con N per notte, AM per pomeriggio (après midi?) e M per mattina, non risultano presenti nell'originale francese né in nessun altro alfabeto di segni.

Da questi pochi dati certi si possono trarre alcune considerazioni.
I segni di cui parliamo provengono dalla tradizione del linguaggio figurato degli hobo, termine americano con cui si designa le persone senza fissa dimora — in termini comuni "vagabondi" — che si muovevano attraverso gli stati e che raggiunsero un numero particolarmente elevato durante la crisi economica del '29 dello scorso secolo. Muovendosi in continuazione da un punto all'altro del continente e raggiungendo località isolate, e spesso accessibili tramite una sola strada, si stabilì fra gli hobo l'abitudine di indicare a chi sarebbe seguito, attraverso dei segni convenzionali tracciati a gesso sui cartelli (fig. 3), il grado di ospitalità o di rifiuto che si sarebbe incontrato o più semplicemente indicazioni pratiche sull'acqua e il cibo.

Non risulta in nessun caso che i segni siano stati mai utilizzati per indicare dove compiere furti o reati. Il linguaggio dei segni degli hobo è oggi considerato uno degli elementi più caratteristici di questa cultura marginale di cui hanno fatto esperienza personaggi come Woody Guthrie, Jack London, John Steinbeck e Jack Kerouak.

Il linguaggio dei segni degli hobo è diverso da nazione a nazione. In Europa — Francia, Germania, Svezia, Inghilterra — si indica indistintamente tale tipologia di segni come linguaggio dei "vagabondi" (hobo) e degli zingari. È probabile tuttavia che non vi sia nessuna connessione tra i segni degli hobo e gli zingari, ma che popolarmente si sia identificato nella stessa tipologia chiunque, nomade o vagabondo, si presentasse di passaggio suscitando sospetto e preoccupazione.

Il linguaggio degli hobo, così come la loro esperienza di vita, è ormai caduto in disuso da più di quarant'anni se vogliamo considerare l'ultima grande ondata di vita nomade degli anni Sessanta.

Conclusioni
Il cosiddetto linguaggio degli zingari che viene diffuso in Italia
- è stato formalmente redatto almeno venti anni fa
- riprende i segni del linguaggio hobo francese risalenti a più di quarant'anni fa
- modifica il significato di alcuni segni dandogli un senso criminale
- aggiunge alcuni segni collegati al momento in cui compiere furti

Possiamo perciò affermare che l'alfabeto degli zingari non è altro che un falso costruito sulla base di modelli reali, e che niente ha a che fare né con gli zingari né con i furti negli appartamenti.
Ahi, come siamo ridotti!


Inserito da gianni sinni | 21.05.08 | (10) | Incubi | stampa |




commenti:

  Sono esterrefatta dalla sempre più dilagante ignoranza degli italiani e dall'allarmismo pericoloso che stanno creando i media...
Credo invece che sia più costruttivo se tutti ci sforziamo a conoscere le diversità altrui senza tanti pregiudizi!
A proposito della simbologia linguistica dei rom, mi piacerebbe saperne di più, oltre il libro citato di Liungman, c'è qualche altra pubblicazione a riguardo?

monica il 21 mag 08 alle 12:08

  Symbols sign & signets diErnst Lehner Dover Inc New York, 1969in origine Constable ltd Londra,1950 contiene un capitolo "Hobo signs" che riproduce (figure da 1317 a 1354)con segni tracciati col gesso su fondo nero, un vezzo del collega dello staff dei grafici della Dover. l'autore mi sembra fosse canadese, i segli raccolti negli anni 30 - 40. Quanto è longevo l'imbecillela cui madre è sempre pregna. Sarebbe piacevole vedere le tavole a confronto

Alfredo Profeta il 21 mag 08 alle 13:07

  una quindicina di anni fà un mio amico mi raccontò di aver letto su una rivista un articolo sui primi graffiti e tag che all'epoca stavano comparendo sui muri delle città italiane. secondo questo articolo i tag dovevano essere segni di riconoscimento dei ladri, che in una lingua di simboli segreti segnavano i posti dove avevano fatto i "colpi". oggi che il fenomeno è così strabordato nessuno può neanche pensare di credere a una bufala del genere.

il problema è, prima ancora del razzismo contro i rom, l'idiozia della gente che si beve qualsiasi storia. in questo senso è particolarmente disarmante leggere i commenti all'articolo di sdz sull'"alfabeto zingaro", dove la maggior parte della gente che ha scritto palesemente non ha neanche letto l'articolo...

tito il 21 mag 08 alle 20:52

  "Credo invece che sia più costruttivo se tutti ci sforziamo a conoscere le diversità altrui senza tanti pregiudizi!" quando un rom ti entra in casa e minaccia i te e i tuoi figli, si avvicina in modo viscido e schifoso a tua moglie... allora ti assicuro che non hai più molta voglia di conoscere le diversità altrui.
Queste persone si approfittano del nostro stupido Paese dove gli è permesso fare qualsiasi cosa. nessuna tolleranza per chi non ha nessun rispetto.
Credo sia facile parlare quando non si hanno avuti racconti ravvicinati con questi delinquenti.

Stefano il 22 mag 08 alle 09:36

  "quando un rom ti entra in casa e minaccia i te e i tuoi figli, si avvicina in modo viscido e schifoso a tua moglie... allora ti assicuro che non hai più molta voglia di conoscere le diversità altrui"

Hai ragione Stefano: se uno è colpevole lo saranno tutti i suoi "simili"!
Infatti io che sono stato malmenato da 15 italiani in metropolitana alle 6 del pomeriggio, sotto lo sguardo indifferente della gente, insultato pure da una vecchietta cui sono caduto addosso ora voglio eliminare tutti gli abitanti della zona Nord Ovest di Milano, perchè se uno è colpevole lo sono tutti!

E soprattutto è meglio non conoscerli per poterne avere paura "a casaccio", anzichè capire qual'è la loro cultura e la loro vita, in modo (anche) da poter prevenire le azioni di chi delinque senza arrivare ai pogrom degli ultimi tempi...

Thierry il 22 mag 08 alle 12:37

  caro stefano, delle cosiddette diversità altrui può anche non fregarmene nulla, ma da qui a dire "rom = delinquente" (come fai tu fra le righe) ce ne passa parecchio.
non so che tipo di "incontro ravvicinato" hai avuto te, ma dalla storiella che racconti ("ti entra in casa e minaccia i te e i tuoi figli, si avvicina in modo viscido e schifoso a tua moglie") mi pare che hai più avuto a che fare con barbablù che con una persona in carne e ossa.
e mi pare appunto che questo sia quello che fa ogni articolo di giornale e ogni servizio in televisione sulle ultime malefatte dei perfidi zingari: trasformare dei delinquenti comuni in delle incarnazioni del male - manco ce l'avessero portata loro la mafia in italia.

tito il 22 mag 08 alle 12:44

  Grazie Alfredo per le dritte sull'altro testo, mi auguro, dato la data di pubblicazione, che riesca a reperirlo e sarebbe molto interessante, oltre a mettere a confronto le due pubblicazioni, capire come la simbologia hobo, sinti, etc. sia cambiata in questi ultimi anni.

Per quanto riguarda Stefano, che dire, faccio volontariato e spesso, guarda un po' te, ho proprio a che fare con i rom!
Inoltre, da meridionale trasferitasi nel magico Nord Est, ho vissuto a soli 21anni il razzismo sulla mia pelle, dovrei avercela con tutti i veneti?! Non credo!

monica il 23 mag 08 alle 10:39

  Ma che idillliaco questo bel quadretto, un mondo fiabesco, con le belle fette di salame dell'ideologia sugli occhi, per non vedere il degrado assoluto, l'industria dell'accattonaggio praticato obbligando minori all'elemosina e al furto, per tacere del resto.

Pare che Tito e Thierry farebbero salti di gioia non appena un campo Rom gli si dovesse piazzare vicino casa. La coerenza però vi chiamerebbe: forza Tito, avanti Thierry, nel caso porte aperte e sonni tranquilli.

Poi fateci sapere.

Basil il 23 mag 08 alle 17:30

  caro basil, qui di ideologico ci vedo solo il tuo razzismo da quattro soldi.
non ho capito perché partendo da un articolo su una palese e grottesca fregnaccia come l'"alfabeto degli zingari" tu e stefano dobbiate dare la stura al vostro sentimento di giustizieri della notte. cosa c'entrano l'uno con l'altro? hai per caso tentato di contraddire argomentativamente quello che scrive sdz, o stai usando questo sito per ragliare alla luna?
del contenuto della tua invettiva non vale neanche la pena parlare.

tito il 24 mag 08 alle 02:04

  qual è senza APOSTROFO!!!! se si vuole fare cultura almeno la grammatica....

alesan il 10 gen 11 alle 14:05

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Il sedicente "alfabeto degli zingari"  

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