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I viaggi di Melazeta

banner_SX-75.jpgLa tesi di laurea di Melazeta (Daniele Frattolin, Anna Mileo, Claudia Stefenelli e Laura Testasecca) discussa allIsia di Urbino si intitola, abbastanza significativamente Tickets. Biglietti per disegnare una storia attuale della grafica italiana che anche una storia di spostamenti, di percorsi, di collocazione territoriale che rende questi appunti di viaggio inaspettati e originali.


I Melazeta hanno chiesto a ottanta grafici italiani di raccontare la propria esperienza. In ventuno hanno accettato e i quattro hanno cominciato il loro 'viaggio in Italia', parlando, chiedendo, fotografando. Lo spaccato che ne derivato appare per certi aspetti casuale ma per altri paradigmatico. Ritorna, nelle 'voci' di questa grafica (quella che ha risposto allappello e che non ha confini di et, di esperienze, di competenza, esattamente come non ha confini spaziali) tutto quello che in questi anni ci siamo andati dicendo, tutte le speranze e le querimonie, le delusioni, lo scoramento, le illusioni realizzate (poche) o perdute (tante). Il loro microfono, quello dei Melazeta, ci rimanda tutto addosso, come uno specchio crudele e impietoso che riflette linsopportabile piagnisteo di condizioni professionali che non riescono, il pi delle volte, che a essere compulsive, quasi stitiche.

La grafica italiana oggi questa? Se non lo del tutto certo che ci somiglia molto. E vorrebbe invece somigliare ad altro. Guardando i miniposter che i Melazeta hanno dedicato a ciascun autore, sembra di essere colti da una sorta di strabismo progettuale. Siamo qui e guardiamo altrove, ad altre esperienze, ad altri paesi. Ma poi torniamo, in un inebriante cupio dissolvi, a lamentarci del fatto che quelle esperienze non siamo riusciti a digerirle e ne abbiamo derivato violenti bruciori di stomaco progettuali.

La tesi di Melazeta ci appare impietosa, ma anche sconsolata. La grafica italiana ha, in gran parte, gramscianamente aderito al pessimismo della ragione e troppo raramente approdata allottimismo della volont.
Lavorando a questo progetto ci siamo resi conto che in Italia essere grafici spesso si riduce a essere considerati semplici esecutori, visto che il contesto sociale non pronto a riconoscere il mestiere come unattivit intellettuale Cos, papale papale, semplice e diretto. Grazie ragazzi.

Ps. Tickets si presenta sotto forma di 'bustone' contenente i miniposter e un cd con la registrazione audio e video delle interviste alla grafica italiana. LIsia lo ha pubblicato ma non sappiamo quanto riuscir a farlo circolare. Si pu comunque provare a richiederlo.
Informazioni: segreteria@isiaurbino.it

Inserito da ra.des | 02.05.06 | (1) | A stampa | stampa |




commenti:

  in effetti c'e' della ragione nel problema (non certo uno nuovo) posto dai 4 ragazzi. e il progetto in se e' sicuramente interessante, tra l'altro, un progetto simile lo avevo proposto anni fa alla scuola jan van eyck di maastricht, libro dal titolo ITALIANI ITALIANI, non se n'e' fatto niente. di ottanta studi solo ventuno? questo e' un vero dilemma, ci si vergogna cosi' tanto della propria storia? oppure si e' troppo occupati a seguire il cliente nelle sue bizzarre richieste?

invece: se credo siano ormai diventate insopportabili le lamentele del grafico italiano, in cui la colpa non e' mai sua, ma del cliente, dello stampatore, del rilegatore, del distributore, della societa', del governo (povero, nessuno fa niente per lui), credo invece interessante il discorso sul fallimento. la vita e la grafica non si esimono dal processo fallimentare, tanto che io ne farei addirittura virtu' (elogio del fallimento?), nel senso di contestualizzazione, non solo temporale o storica, ma processuale, contenutistica, materiale. insomma: giudicare il lavoro di una persona, non solo nel suo risultato finale, ma anche nel come, nel dove, nel quanto (e quanto costa) e nel perche'. non celebreremo la nostra morte stampati su un libro patinato (citazione a braccio).

io credo (ma non l'ho letto) e spero il lavoro dei ragazzi sia utile a capire quanto importante sia vivere e lavorare nel contesto dato, risovere i problemi (con amore) e con i mezzi a nostra disposizione, e smetterla con questo strabismo culturale per cui l'erba del vicino e sempre la piu' verde.

db il 04 mag 06 alle 09:53

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