Di cosa parliamo quando parliamo di grafica
Durante questa campagna elettorale ci siamo occupati spesso di politica a vari livelli e altrettanto spesso si sono alzate voci da alcuni dei nostri lettori che opinavano sulla scelta di tali temi da parte di una zine dedicata al design sociale. Passato il momento più vivace dello scontro politico, è doveroso forse fare qualche riflessione sugli aspetti generali che queste polemiche sottintendono. La posizione che esprimono i nostri critici lettori è, per certi versi, molto semplice: "vengo qui, su Socialdesignzine, perché mi interessa la grafica e di questo voglio sentir parlare. Se volete parlare di politica liberissimi, ma parlatene altrove perché questo non è il luogo adatto".
Ora, la domanda da porsi è proprio: di cosa parliamo quando parliamo di grafica? È una domanda semplice, ma che non ha una risposta altrettanto facile. È pacifico che parlare di grafica, o per essere più precisi di comunicazione visiva, sociale significa parlare, per fare qualche esempio, delle ultime campagne di sicurezza stradale, del nuovo logo di un evento o di tipografia accessibile. Si tratta di temi tutti apparentemente neutri e innocui. Ma è davvero così? L'idea che la grafica possa essere un argomento "sterilizzato" da qualunque riflessione su cause e conseguenze del progetto è, forse, uno dei segni più deprimenti dello stato dell'educazione di chi svolge questa professione. Il perfetto rappresentante di questo stato di cose è il "grafico monomaniaco", colui che si interessa esclusivamente di grafica e che la pone al centro del mondo. Tutto ruota intorno alla grafica, possibilmente cool, e il proprio mestiere, in definitiva, non è altro che la scelta di un approccio estetico, seguendo la moda più di tendenza. Una visione della grafica del tutto avulsa da storia e contesti, il cui centro è l'immagine. Così parlare di grafica e di grafici — fossero anche Albe Steiner o Bruno Munari, alcuni dei nomi citati — non significa altro che mostrare le loro immagini, magari da fruire velocemente in una qualche citazione estemporanea. Ma la grafica non è il centro del mondo perché, banalmente, riguarda il resto del mondo. Salvo rari casi — i libri autoreferenziali sulla grafica — il progetto grafico serve a comunicare valori e messaggi che riguardano argomenti e temi quanto mai diversi: una copertina per un cd heavy metal, un libro di filosofia, un packaging per un profumo, i titoli per un film thriller. E la politica è buona parte di questo mondo. Non solo — come sostiene in un interessante articolo Jennie Winhall in Is Design Political? — per il design della politica che rappresenta la parte più facilmente identificabile. È facile comprendere, ad esempio, quanta parte la comunicazione visiva abbia svolto nella propaganda nazista e fascista, così come è chiara l'influenza del design nella prima elezione di Bush grazie a schede ingannevoli o, ancora, nella stesura dei messaggi per le campagne elettorali italiane. È il design per la Politica, quella con la P maiuscola. Ma la responsabilità del designer è messa alla prova dall'attività quotidiana della politica del design. Quando disegnamo la piramide alimentare, quando progettiamo una segnaletica urbana, quando disegnamo una cartina geografica e, forse, anche quando scegliamo delle lettere dell?alfabeto, in tutti questi casi e in migliaia di altri, compiamo o avalliamo delle scelte politiche. Per un grafico è dunque indispensabile sviluppare interessi e impegni in prima persona, perché solo comprendendo ciò di cui si parla si può rendere un buon servizio al committente (ed anche a se stessi). Una volta si parlava di "grafico redattore", riprendendo la definizione di Gianfranco Torri, per indicare una figura di progettista organicamente inserito nel contesto della produzione e il cui impegno responsabile nel progetto è stato più volte, negli anni, evidenziato, ad esempio, con il manifesto First Thing First, sia nella versione originale di Ken Garland del 1964 che nella riedizione del 2000, e nell'italiano Prima le priorità. Il ruolo del designer è da poco riemerso nel dibattito sul design con la tesi della Lupton in Design It Yourself, che viene a sottolineare il ruolo sociale del designer — un "designer organico" derivato dal gramsciano "intellettuale organico" — prioritario rispetto agli aspetti professionali. Un approccio giustificato dall'evoluzione delle tecnologie che permettono a chiunque ormai di autogestirsi la propria comunicazione. Il designer non è più l'intermediario professionale tra il committente e il consumatore, ma sempre più sarà chiamato a svolgere una funzione di indirizzo e formazione per la democratizzazione dei processi della comunicazione. Progettare, anche se "solo" graficamente, significa, in definitiva, fare delle scelte politiche — nel senso etimologico del termine, di occuparsi cioè della città, dello stato —, e fare delle scelte vuol dire avere coscienza delle conseguenze che derivano dall'esercizio della propria attività. Per questo chi si occupa di comunicazione visiva non può permettersi di rinchiudersi all'interno del proprio orticello senza gettare alcuno sguardo al di là della siepe. Su Sdz parliamo di tutto, di design della politica, ma soprattutto di politica del design — per utilizzare due definizioni di cui abbiamo parlato poc'anzi —, certi che è così, anche in modo del tutto accidentale, che si stimolano nuove associazioni di idee e originali cortocircuiti. La frase di Italo Calvino che apre il primo volume di Sdz rappresenta la migliore sintesi di questa idea: "la fantasia è un posto dove ci piove dentro". Concludendo, non possiamo che far nostre le conclusioni cui giunge Michael Bierut nell'analogo dibattito — Warning: May Contain Non-Design Content (Attenzione: il contenuto non riguarda solo il design)— che ha investito DesignObserver: "se non tutto è design, il design riguarda ogni cosa. Così siete avvertiti: qui aspettatevi di tutto".
Inserito da gianni sinni | 28.04.06 |
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Dibattito |
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commenti:
Non dico che le vs. idee non siano condivisibili... ma è il modo che ha rotto le palle... non cercate di camuffarci i vostri articoli puramente "antiberlusconiani" con articoli ibridi sul mondo della politica... o di "Political design"... di politica, come in un qualsiasi altro posto che si "venda" per apolitico, può scrivere chi riesce ad essere imparziale... altrimenti come scrivete voi, voglio un account e ci voglio scrivere pure io... visto che questo posto e questa associazione fino a prova contraria non è schierata...
Andrea il 28 apr 06 alle 09:13
Sono stufo di un certo buonismo ed è ora di prendere delle posizioni nette, se Toscani dopo il suo illuminante decalogo di etica fà un catalogo per il supermercato panorama con scritto "tle pel due" io dico che è razzista e banale e che se io fossi cinese mi girererebbero...smascheriamo chi sfrutta il paradosso per veicolare messaggi reazionari e pericolosi in pubblicità o nei titoli dei quotidiani.
Insomma dopo anni di politica buonista che ha dato i risultati che ben conosciamo è giusto per me tornare ad una visione più netta di chi sta da una parte e chi dall'altra, chi certi problemi se li pone e chi no, chi cerca di dialogare e chi dispensa certezze, chi si rifugia nel suo orticello del parliamo di grafica che del resto me ne sbatto e chi nella grafica vede uno strumento per rendere più accessibile l'informazione e la cultura.
studio orange il 28 apr 06 alle 09:20
Stessa cosa succede nel mondo del fumetto, la maggior parte dei lettori e degli editori dice che non fa politica, dicono "noi siamo solo appassionati", è falso, perchè poi spesso anche dietro al più semplice immaginario facciamo l'esempio dei supereroi c'è una visione di destra, politica ecc..
Spero di essermi un pò spiegato...
Gianluca Costantini il 28 apr 06 alle 11:40
Non dico che le vs. idee non siano condivisibili... ma è il modo che ha rotto le palle... non cercate di camuffarci i vostri articoli puramente "antiberlusconiani" con articoli ibridi sul mondo della politica... o di "Political design"... di politica, come in un qualsiasi altro posto che si "venda" per apolitico, può scrivere chi riesce ad essere imparziale... altrimenti come scrivete voi, voglio un account e ci voglio scrivere pure io... visto che questo posto e questa associazione fino a prova contraria non è schierata...
b.b il 28 apr 06 alle 23:15
a) per chi si occupa di comunicazione, abbastanza normale è la preoccupazione per l'imbarbarimento dei meccanismi della stessa, votati alla creazione di notizie a partire da sparate. Non riguarda solo la situazione politica italiana, ma questioni come la guerre in Iraq, le cui motivazioni originarie sono, come preavvisato dalle cassandre pacifiste adeguatamente insultate, inesistenti (per prevenire la reazione: ricordiamoci anche che Saddam gasava i Curdi quando Rumsfield gli stringeva pubblicamente la mano). Può accadere che disponendo di media, questo sia più facile. Ovviamente, bisognerebbe per discuterne ricorrere a termini come "confilitto di interessi", che non è educato oggi sollevare
b) mi incuriosisce che, come è accaduto per le elezioni, si consideri sempre in termini "ad persona" il riferimento a Berlusconi: le elezioni sono state un plebiscito antiberlusconiano, ad esempio. Il che forse è naturale: l'attuale centro destra esiste perchè esiste Berlusconi, che riesce a mettere insieme nei fatti liberismo (FI) e consociativismo (AN), amor di patria (AN) e localismo (Lega), fascismo e democratici cattolici. E esiste anche per la profonda revisione che egli, con i suoi media, ha saputo dare al concetto di cultura in generale e cultura politica in particolare.
carlo branzaglia il 30 apr 06 alle 18:12
Si può essere a suo favore oppure lo si può odiare fino a farsi venire i peli sugli zigomi ma è innegabile la sua capacità , negli ultimi quindici anni, di gestire e influenzare i media e con essi la cultura del nostro paese.
Non è che SDZ dell'intero panorama politico italiano vuol discutere solo di Berlusconi ma piuttosto è che dall'altra parte non c'è niente da analizzare. Quindi i casi sono due: o diamo un account al nostro polemico amico o troviamo il coraggio di discutere del vuoto strategico e qualitativo della comunicazione elaborata dal centrosinistra. Non so cosa scegliere.
manuel il 01 mag 06 alle 01:03
b.b il 01 mag 06 alle 09:57
"Potere mediatico"
il controllo e le sottili alterazioni comunicative influenzano il fruitore!
Purtroppo anche se non siamo struzzi alle volte nascondiamo la testa sotto la sabbia...
e non ci accorgiamo quanto di vero o di falso ci sia in tutto quello che ci viene detto dai nostri cari media.
GFP/ART. il 02 mag 06 alle 09:59
pinko il 02 mag 06 alle 13:51
si ha il diritto di essere di parte, e magari aggressivi e faziosi, ma si ha allora il dovere non solo di dire chiaramente da che parte si sta e senza nascondersi dietro richiami generali al coinvolgimento e alla "politicità" e nelle sedi opportune.
certo che la grafica e l'arte non sono mai neutre, ma solo noi italiani siamo capaci di sporcare con la politica ogni cosa, svuotandola del valore tecnico: la tv è politicizzata, i giornali sono politicizzati, i sindacati e le associazioni di categoria sono politicizzate... non siamo capaci neppure di aprire una mostra sul razionalismo e sul futurismo senza cedere alla solita trita polemica su fascismo/antifascismo.
nessuno più si occupa della tecnica per amore della tecnica. e dell'arte per amor dell'arte.
ecco perché siamo un paese arretrato, incapace di produrre sviluppo e conpetitività a proprio favore.
politica politica politica.
io invidio il grafico capace di usare lo strumento tecnico senza farsi condizionare dal committente. certo che si devono conoscere gli argomenti di cui è oggetto il progetto grafico.
conoscerli però non deve significarne la condivisione.
si può fare grafica per una fanzine no global come per la ditta di contractors militari.
non è solo questa la grafica possibile. ma anche questa è grafica non meno dignitosa di quella "politicamente schierata".
come dire: Gramsci mi piace, ma non condivido del tutto la sua posizione: libertà significa anche permettere agli indifferenti di restare tali.
Furio DETTI il 07 mag 06 alle 03:38
b.b. il 07 mag 06 alle 17:54
esulo leggermente dall'articolo di sopra
((ma voglio contaminare un pò il blog e portare l'attenzione su un certo concorso))
.....se vogliamo parlare di politica e grafica??????????
!!!!!!!!!!!!!!!
....perchè nessuno cita gli esiti del concorso di idee per il logo indetto dalla regione sardegna..(?_?)
era stato tanto proclamato // ammirato tempo fa...
SI >>>parliamo proprio di loro
dei meravigliosi concorsi
che nascono pieni di buoni propositi
ma poi???
manipolati / infinitamente progettati
i vincitori???
eee si
chiedere troppo!
exequo..2 /3 /4 studi...
e poi soldi ..
un contentino per mettere tutti a tacere....
e via
commissionare la prima agenzia col nome grosso..
e giùùù altro spreco ...
MA I CITTADINI SARDI
LO SANNO DOVE FINISCONO
I LORO SOLDI?????
laura il 08 mag 06 alle 18:42
sono giovane e non conosco a dovere il sistema che attornia il lavoro del grafico ma resto speranzosa nella possibilità di non entrarci.
magari se ci si crede anche nelle cose che si comunicano i risultati sono migliori, non dico che di debba parlare di politica in sé ma diventa inevitabile farlo se essa diventa tanto dipendente dalla comunicazione.
loredana il 11 mag 06 alle 22:10
![]() Copertina del volume Citizen Designer: Perspectives on Design Responsibility, Allworth press, 2003. |
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L' indifferenza è il peso morto della storia. L' indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l' intelligenza.
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perchè la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
Tra l' assenteismo e l' indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcuno controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perchè non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un' eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch' io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perchè mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le lacrime...".
[Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917]
Maurizio il 27 apr 06 alle 22:38