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design e cultura quotidiana

L'epoca del plagio

big1_75.jpgSar capitato anche a voi. Avere un'idea brillante, proprio la soluzione che cercavate, e accorgersi poi, qualche tempo dopo, che quella stessa idea non era poi proprio cos originale. Magari l'avevate vista in un libro, o su internet, dimenticandola o, meglio, trasferendola in una zona di memoria del subcosciente, dove era stata in letargo finch non era scattata la scintilla che l'aveva richiamata in vita.
Con l'enorme consumo di immagini e testi cui siamo oggi abituati, la possibilit di plagio involontario aumenta esponenzialmente. Sfogliamo centinaia di libri l'anno, riviste, giornali di tutti i tipi, per non parlare di tutto ci che vediamo sui muri delle strade, in televisione e attraverso internet. Si tratta di una mole enorme di informazioni visive che vanno a sedimentarsi nelle nostre sinapsi. Alcune di queste le perdiamo per sempre, altre riemergono ogni tanto al livello cosciente.

Ancora qualche anno fa, un creativo aveva notizia del lavoro di altri progettisti attraverso canali ben definiti e rintracciabili (l'annual, la rivista e poco pi). Soprattutto le notizie erano storicizzate: prima che un lavoro fosse pubblicato, e quindi diffuso, passavano alcuni mesi. Oggi abbiamo a disposizione, da ogni parte del mondo, anche la pi remota, l'intera produzione creativa sia essa artistica, grafica, televisiva o pubblicitaria, praticamente in tempo reale e senza mediazione.
Ricordarsi l'origine di ogni singola immagine ormai pressoch umanamente impossibile. Ed infatti si moltiplicano i casi di plagio di una medesima idea.

Un sito, Coloribus Admirror, raccoglie centinaia di casi provenienti dal mondo della pubblicit (da cui sono tratte le immagini qui a lato). La quantit di casi evidenziati, porta necessariamente ad alcune riflessioni a partire dalla considerazione che, cos come la diffusione globale delle immagini porta ad un maggiore numero di casi di plagio, porta anche ad una pi facile loro individuazione. Tuttavia il numero di casi che impressionante: inverosimile ritenere che tutti siano frutto di comportamenti scorretti e volontari. Evidentemente la comunicazione globale, la ricchezza dell'informazione in tempo reale, un frutto avvelenato per la creativit (qui parliamo di pubblicit e comunicazione visiva, ma accade lo stesso per la musica o la letteratura, anche se in questi ultimi due casi esistono regole da rispettare ben precise).

Il plagio ricordiamo, non la stessa cosa della copia. Il plagio sostanzialemente una materia dell'etica e consiste nella falsa attribuzione di un'opera ad un autore e non necessariamente costituisce un reato perseguibile. Per dire e qui riprendiamo l'esempio riportato da Gunnar Swanson in un articolo su questo tema , se vi attribuite la paternit di un sonetto di Shakespeare commettete un plagio, ma nessun reato, dato che l'opera dello scrittore inglese appartiene da tempo al pubblico dominio. D'altro canto se fotocopiate un libro e lo riproducete citando correttamente l'autore potreste essere incorsi in una violazione del diritto di copyright se non avete richiesto l'esplicita autorizzazione alla riproduzione del contenuto.

Concetti come il No-Copyright sono divenuti pratica politica e culturale e sono alla base del programma artistico di movimenti come la Net.Art e la comunicazione antagonista. Cos se da una parte il concetto di copyright (e cio di copia) ormai, come viene sostenuto da pi parti, del tutto superato e inadatto nell'epoca della rete (Sdz fin dall'inizio ha aderito a Creative Commons), dall'altra anche l'idea di plagio necessita forse di essere rivista.

Il plagio rimane comunque pi difficilmente definibile, rispetto alla copia, e pu assumere innumerevoli sfumature e declinazioni quali l'omaggio, la citazione o la parodia, che difficilmente possono essere definiti secondo termini "oggettivi", se non, piuttosto, legati di volta in volta ai termini del contendere. Ne un esempio il dibattito suscitato da un articolo di William Drenttel su Design Observer a proposito di un potenziale caso di plagio: si pu parlare di plagio quando l'immagine fotografica (un uccellino su una mano) molto diffusa? E, a maggior ragione, chiunque utilizzi un testo in Futura Extra Bold su un quadrato rosso plagia Barbara Kruger?

Nell'epoca della riproducibilit dell'arte in rete, il concetto di plagio diventa sempre pi complesso. Ma forse l'idea stessa di "originalit" che dovr essere profondamente rivista.
Ne riparleremo senz'altro.

Inserito da gianni sinni | 09.01.06 | (6) | Storie di grafica | stampa |




commenti:

  questo sito è utilissimo. dovrebbero farne la versione italiana. ci sarebbe da ridere.

swampthing il 09 gen 06 alle 01:18

  Argomento interessante, purtroppo credo sia ormai impossibile controllare l'originalità di un proprio lavoro. Pochissimi sono i clienti che chiedono di proteggere la propria immagine e soprattutto se ne assumono i costi. Per quanto mi riguarda mi limito ad una ricerca in ambito locale, ma chiaramente non ho i mezzi per cercare nel panorama mondiale se siste qualche cosa di simile. E poi siamo sicuri di riuscire a produrre ancora segni originali ? Qualcuno diceva che tutto è già stato scritto, tutto è già stato pensato e forse tutto è già stato progettato. Buon lavoro.

lodovico gualzetti il 10 gen 06 alle 11:25

  più che altro probabilmente il nostro interesse per l'originalità  è destinato a svanire nel nulla... il che non per forza deve essere una cosa negativa.
in fondo prima (e anche dopo!) delle avanguardie storiche e del modernismo si era andati avanti per 2500 anni sempre con gli stessi capitelli corinzi e trabeazioni più o meno composite, eppure nessuno si sognerebbe di dire che l'architettura di michelangelo è uguale a quella di bernini o che entrambi non sono altro che sporchi plagiari di ignoti architetti ellenisti.

su questo tema poi consiglio la lettura di un'intervista a kathy acker (pubblicata nella sua raccolta "hannibal lecter, my father" del 1991, che è probabilmente quasi impossibile da rintracciare) in cui lei si sofferma molto sul plagiarismo come sistema creativo (oltre che sulle numerose cause che si è beccata per aver pubblicato interi capitoli di altri autori all'interno delle proprie opere). consiglio poi se non l'ascolto della musica, la lettura della "teoria" sottesa al progetto dei negativland.

la mia opinione comunque è che probabilmente il fatto che ci siano sempre più idee molto simili fra loro è attribuibile al semplice fatto che la produzione di "comunicazione" in sé è¨ in costante aumento...
in un ipotetico mondo bucolico di 100 anni fa probabilmente non ci sarebbe stato il caso albano - michael jackson semplicemente perché entrambi non sarebbero mai venuti a conoscenza l'uno dell'altro, pur rimanendo plausibile che a entrambi gorgheggiando sotto la doccia sia venuto in mente lo stesso insipido motivetto.

tito il 11 gen 06 alle 23:37

  in questi ultimi anni si moltiplicano i siti in cui sono messe in vendita tonnellate di foto e illustrazioni, in cui valanghe di idee vengono messe a disposizioni di tutti per qualsiasi tipo di utilizzo a costi "ridicoli". La cosa ancor più sconcertante che le immagini sono di alta qualità e che i clienti, viziati dalle agenzie e dagli studi di grafica/ comunicazione hanno
sempre di più spinto a ricevere presentazioni creative con finish lay out che talvolta sono più efficaci e definiti degli stessi "defnitivi".
Nelle Agenzie di Pubblicità imperano, per le presentazioni di idee che dovrebbero essere "nuove", i cosidetti Rubamatic dove sia per i TV commercial che per le campagne stampa si utilizzano assemblaggi di immagini usate per esplicitare altre idee e che nei nuovi contesti dovrebbero "provocare" nuove idee....
Perchè non iniziamo tutti ad allenare i clienti a ricevere presentazioni creative raccontate da un solo schizzo sul tovagliolo di carta del bar, ma piene di "Nuove Idee" non scimmiotate e "rubate"....
Grazie e Buon lavoro....

pietro il 03 feb 06 alle 16:37

  Salve, mi chiamo Maria Antonietta Pinna. Perché non iniziamo a parlare dell'inveterata quanto trascurata abitudine dei docenti universitari di copiare i lavori degli studenti più bravi? Sono laureata da quasi dieci anni e per caso, ho scoperto la mia tesi (Il collegio dei Nobili di Parma agli inizi del Settecento)interamente copiata e pubblicata da Miriam Turrini col titolo "Il giovin signore in collegio". Si trattava di un lavoro assolutamente sperimentale, trascrizione, commento, analisi di un testo inedito risalente agli anni 1710-13. Ci vuole una gran faccia tosta ad impadronirsi del lavoro altrui in questo modo. Il guaio è che il mio caso non è un fatto eccezionale, un fatto sporadico. All'università il plagio è la prassi, ma nessuno ne parla, perché nessuno osa pestare i calli a professori legati a doppio filo alla politica, alla chiesa, all'editoria. Sarebbe ora di cominciare a discuterne.

Maria Antonietta il 12 feb 08 alle 20:26

  Maria Antonietta Pinna si prende naturalmente la responsabilità di quanto dichiarato nel proprio commento, non avendo la redazione di Sdz né la possibilità né l'interesse di verificare quanto affermato.

sdz il 12 feb 08 alle 22:55

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