Qualcuno

Dopo una lunga malattia morto stamani in una clinica di Montecarlo Jean Michel Folon. Era nato a Bruxelles nel 1934. Legatissimo allItalia, dove aveva lavorato a lungo, Folon lascia molti affetti nel nostro paese. Cristina Taverna, sua gallerista e amica, ha scritto un breve ricordo che volentieri pubblichiamo.
Qualcuno
Cristina Taverna
Michel Folon era un uomo buono, molto buono. Gentile, simpatico, seducente. La sua bella voce diceva sempre cose gradevoli perch il suo cuore, la sua mente erano quelli di un uomo ottimista e profondo, un uomo che vedeva la bont delle cose e quando anche non la vedeva sceglieva caparbiamente la parte piena del famoso bicchiere. Era un uomo profondo e profondamente semplice, la semplicit dei poeti perch Folon era un poeta.
Folon era belga come Brel e Simenon, come Brel sapeva parlare damore, come Simenon sapeva raccontare luomo, luomo qualunque, Quelqun come il titolo di alcune sue opere.
Per un po di tempo ho avuto in galleria una piccola scultura. Lavevo messa su un ripiano di pietra, davanti a un muro bianco, non era grande, pi o meno alta 50 centimetri. Quando entravo la mattina e accendevo le luci mi appariva subito, era l, era la prima cosa che vedevo. Aveva forza, occupava lo spazio, tutto il resto era in secondo piano. Mi appariva di profilo quel suo uomo con il cappello e una specie di cappotto anonimo, un uomo qualunque. Ci che mi colpiva di pi era la curvatura delle spalle, leggermente piegate in avanti sotto un peso invisibile, era commovente.
Lultima volta che ho incontrato Folon stato a Parigi, era il 1 marzo 2004, il giorno in cui compiva 70 anni. Era un caso, io a Parigi per lavoro e lui anche. Abbiamo pranzato insieme e poi, visto che io restavo e lui doveva partire, ho deciso di accompagnarlo allaeroporto. Prima di salire in taxi ho cercato una pasticceria dove ho scelto un piccolo dolce. In taxi gli ho detto di chiudere gli occhi per qualche istante, il tempo di mettere una candelina e accenderla. Arrivati a Orly sceso, si allontanato e poi si voltato a salutare ancora e ancora, faceva sempre cos sino allultimo momento. Quando non si pi voltato il mio sguardo andato alle sue spalle, le ho viste uguali a quelle della scultura, uguali a quelle di qualcuno.
Inserito da gianni sinni | 20.10.05 |
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Maestri della grafica |
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commenti:
la forza di chi non urla e sbuffa e "comizia", ma semplicemente segna.
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marta* il 01 nov 05 alle 12:20
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all'epoca il mischiare pinocchi 'sacri' (oltre a folon c'erano disegni di fellini, hamamoto, altan, bozzetto, novikov, manara, quino, romano scarpa, luzzati, ceronetti, ...) con i pinocchi 'profani' di noi studentelli non mi parve un grande idea, anzi, il confronto era impietoso!
poi emersero l'orgoglio e la soddisfazione, motori di un ricordo che, all'indomani della scomparsa di un artista che ho molto apprezzato, si ravviva.
bibu il 24 ott 05 alle 10:44