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design e cultura quotidiana

Il progetto radicale

"Nella Londra dei primi anni sessanta i nuovi linguaggi figurativi e di espressione,? introdotti soprattutto della cultura pop e adottati e diffusi dagli strumenti di comunicazione di massa, avevano innescato un'esplosione di novit? e creativit? di fronte alla quale la condizione della cultura architettonica veniva a trovarsi emarginata? perché inadeguata di fronte alla nuova realtà urbana, e dunque incapace di incidere su un ambiente condizionato e determinato da fenomeni e modelli legati alla cultura di massa."
Gianni Pettena, Radicals



01casabella-367.jpgA partire dagli '60 il tradizionale progetto d'architettura basato su razionalismo e funzionalità subisce un rivoluzionario cambio di prospettiva che vede mettere in evidenza e privilegiare anche l'aspetto di comunicazione "emotiva".

è un recupero di elementi come la materia, il colore e la forma che investono ogni aspetto del design e dell'architettura e che furono definiti, per la loro carica innovativa, da Germano Celant come "architettura radicale".
Il "Radical design" è il titolo di una mostra in corso alla Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno (Arezzo), curata da Gianni Pettena che di quella esperienza progettuale fu anche una figura di rilievo.

Il radicalismo progettuale nacque in Toscana con le esperienze di Archizoom, Superstudio e Ufo, influenzate dal pop e dall'arte "povera" e concettuale, ma è con Ettore Sottsass che si compie pienamente questa "rivoluzione" dispiegandone le potenzialità. Dal 1970 la rivista «Casabella», diretta da Mendini, costituirè un importante mezzo di propagazione delle idee "radicali" che vedono assegnare al design un compito anche "sociale" di trasformazione che l'architettura non sembrava più in grado di sostenere. Nei successivi anni '70 e '80 lasceranno un segno i lavori di furniture design di Memphis e di Alchimia che segneranno uno stile universalmente riconosciuto e seguito con Ron Arad, Philippe Starck e Nigel Coates.

06mendini-1.jpgL'idea di una nuova quotidianità ?, nella mostra di San Giovanni Valdarno, rappresentata dai tanti (oltre 70) pezzi originali ironici, provocatori, divertenti che sono entrati a far parte ormai dell'iconografia del design: la poltrona Proust di Mendini del 1978; la Bocca per Edra di Studio 65 del 1971; i vasi in vetro soffiato Alcor, Alioth di Ettore Sottsass del 1983 ed i Totem del 1964; il Cactus di Guido Drocco e Franco Mello per Gufram del 1972; la poltrona Richard III di Philippe Starck, disegnata per la moglie del presidente francese Mitterrand, solo per citarne alcuni.
La carica propulsiva del "design radicale" non Si è col tempo esaurita e continua oggi ad essere di stimolo per nuove leve di designer in tutto il mondo come gli olandesi Droog Design e i brasiliani Fratelli Campana.

La mostra rappresenta anche un'occasione per visitare una sede espositiva decentrata rispetto ai soliti circuiti, ma non per questo meno attenta al design, all'arte e alla ricerca visiva come la comunale Casa natale di Masaccio di San Giovanni Valdarno, posta nel centro storico di una tipica "terranuova" fiorentina, esempio, fra i primi, di pianificazione urbanistica e architettonica medievale su progetto di Arnolfo di Cambio.

Radical Design. Ricerca e progetto dagli anni ?60 ad oggi, a cura di Gianni Pettena

Casa Masaccio

San Giovanni Valdarno (Arezzo)

Fino al 26 settembre 2004

Ingresso gratuito, catalogo M&M Editore.



Inserito da | 30.07.04 | (0) | Mostre | stampa |




 
 

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