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design e cultura quotidiana

Sequoyah, guerriero tipografo

Gianni Sinni

La storia della scrittura e della tipografia è spesso limitata all'orizzonte occidentale. A quella civiltà "video-cristiana" che, come afferma De Kerckhove, Si è evoluta a partire dall'alfabeto greco e latino ed ha dato origine alla nostra cultura occidentale, razionalista, illuminista.
Ma il mondo Non è solo l'Europa e l'America. Apriamo dunque qualche breve finestra anche su ciò che, nella scrittura, è avvenuto al di fuori della nostra cultura.



 


sequoyah.gifNel 1776 dal matrimonio della figlia di un capo Cherokee con un commerciante di pellicce, nasceva vicino alla città di Tanasee, nel Tennessee, il piccolo George Gist, conosciuto con il nome indiano di Sequoyah.
Forse nato handicappato, il suo nome indiano infatti significa "piede di porco", Sequoyah si trasferì da giovane, a causa dei rapporti tra gli indiani e i bianchi, in Georgia dove impar? a lavorare l'argento.
Fu facendo questo lavoro che qualcuno sugger? a Sequoyah, allora analfabeta, di firmare i propri pezzi come usavano fare gli argentieri bianchi. Sequoyah si rivolse ad un ricco agricoltore della zona che gli insegn? i rudimenti della scrittura.
Fu cos?, era il 1809, che Sequoyah ebbe la prima intuizione di creare un alfabeto attraverso il quale si potesse esprimere la lingua Cherokee.
La Nazione Cherokee era particolarmente portata ad una integrazione con la società dei bianchi. Possedeva un sistema di rappresentanza attraverso un Consiglio Nazionale, le donne usavano abiti di foggia occidentale, i guerrieri erano inquadrati in un reggimento Cherokee che fu impegnato nella guerra contro i Creek, in Alabama, e nel quale si arruol? lo stesso Sequoyah. Fu qui che emerse la percezione della grave carenza di non poter scrivere e leggere ordini o di segnalare notizie senza un sistema di scrittura adeguato.
Fu la spinta decisiva che mosse Sequoyah a definire un alfabeto per il suo popolo. Il primo tentativo riguard? l'Uso di pittogrammi, ma di fronte al numero di migliaia di segni che ne derivavano, Sequoyah cambi? approccio. Sulla base di un sistema fonetico creè un alfabeto di 86 segni (inizialmente 115, poi ridotti) ognuno dei quali corrispondeva ad una sillaba, che chiam? ?Falling leaves?, le foglie cadenti, come ironicamente venivano definite le parole dei bianchi.
txtchero.jpg Sequoyah test? con successo la sua invenzione con la figlia che impar? rapidamente l'Uso del nuovo alfabeto e durante una causa presso la corte Cherokee il nostro autore pot? leggere una memoria scritta su carta. l'Adozione dell'Invenzione di Sequoya non fu immediata. Il consiglio dei capi la riteneva inizialmente l'opera del demonio e arriv? a minacciare il taglio delle sue dita se non avesse interrotto quella sperimentazione.
Fu dunque nel 1821 che la Nazione Cherokee adott? ufficialmente il nuovo mezzo alfabetico e grazie ad esso in pochi mesi migliaia di indiani furono in grado di leggere e scrivere nella propria lingua.
phonx1.gifIl successo della scrittura fu tale che nel 1826 fu decisa la costruzione a New Echota, la capitale Cherokee, di una tipografia, fu acquistata una macchina da stampa e furono fusi in piombo i nuovi caratteri alfabetici. Venne cos? dato alle stampe nel 1828 il Cherokee Phoenix che rappresentè il primo giornale dei nativi americani e costituè il cardine delle ambizioni nazionalistiche degli indiani.
La presa di coscienza della propria cultura e dei propri diritti attraverso la scrittura non riuscirono comunque a salvare la nazione indiana dalla feroce aggressione della civiltà bianca.
Nel 1828 il governo americano negozi? per trasferire il popolo Cherokee dall'Arkansas all'oklahoma. I termini del trasferimento furono discussi a Washington con una delegazione di cui faceva parte anche il nostro Sequoyah. Ma nonostante il rispetto dei termini da parte degli indiani, le pretese del governo non si esaurirono qui. Negli anni successivi si fece sentire sempre più pressante la pretesa di un ulteriore trasferimento per disporre delle terre agognate dai coloni bianchi dopo la scoperta col? dell'oro.
I Cherokee dando prova di un?incrollabile fiducia nella legge, iniziarono una lunga serie di ricorsi processuali tesi a dimostrare l'Infondatezza legale delle pretese del governo sulle loro terre ed ottenendo, incredibilmente, ragione in tutti i gradi di giudizio fino alla Corte Suprema.
La Nazione Cherokee fu riconosciuta come ?nazione sovrana? per il proprio sistema rappresentativo e anche evidentemente per il possesso di una cultura scritta.
Il Cherokee Phoenix fu pubblicato fino al 1834, anno in cui la famigerata Guardia Georgiana mise brutalmente ?sotto controlloè il popolo Cherokee distruggendo, fra l'Altro, la tipografia.
Nel 1838, la drammatica conclusione. Prendendo a pretesto l'Accettazione di un piccolo gruppo di indiani (500 sugli oltre 17.000) del decreto di ?rimozione?, i Cherokee furono trasferiti forzatamente dall'esercito nella Georgia del Nord attraverso quello che fu definito, per le inumane condizioni e le pesanti perdite di vite umane, il ?Cammino delle lacrime?.
Pochi anni dopo, nel 1843, Sequoyah si spegneva in Messico.
Nel 1954 una campagna archeologica sul sito dell'Antica capitale, New Echota, port? alla luce i resti della vecchia tipografia Cherokee e, con il più grande stupore degli studiosi, furono l? rinvenuti oltre 1700 caratteri tipografici.
Con l'Apertura nel 1962 del New Echota State Park è oggi possibile visitare la replica dello storico edificio della stamperia indiana con dentro i tipi originali.
Oggi l'Alfabeto Cherokee è disponibile come font digitale.



Inserito da | 18.03.04 | (1) | Grafica lontana | stampa |




commenti:

  La storia di Sequoyah, che non sapeva leggere l'alfabeto latino, e il suo posto nella storia della tecnologia e della facolta'?? umana di assumere, trasformare e trasmettere idee vengono tratteggiate nel libro di Jared Diamond _Armi, acciaio e malattie - Breve storia degli ultimi tredicimila anni_ (titolo originale Guns, germs and steel - The fates of human societies).

Edito nel 1997 il libro é valso all'autore la conquista del premio Pulitzer, ed é stato tradotto in italiano da Luigi Civalleri per conto di Einaudi.

Senza paura di muoversi, e magare pestare i calli, nei più diversi settori disciplinari l'ornitologo statunitense Diamond si propone di rispondere alla domanda del politico guineano Yali: "Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abiamo cosi' poco?"

La sua confutazione del razzismo non ha nessun carattere etico o filosofico. Erede della sobria tradizione anglosassone mette in relazione fra loro i risultati della ricerca preistorica, antropologica, storica, biologica, linguistica e genetica con lo stile del naturalista.

I diciannove capitoli sono illustrati da un certo numero di figure, soprattutto carte geografiche a varie scale, e di illustrazioni, mezza dozzina delle quali riguardano la storia delle scritture. Fra le illustarzioni, la parte del leone la fanno le foto di tipi umani raccolte al centro del libro. Si sarebbero chiamate "tavole fuori testo", ma neanche l'editore le ha chiamate cosi'.

Ecco alcune delle didascalie:

1. "Donna e bambino dell'isola di Siar, al largo della piatta costa settentrionale della Nuova Guinea"

2. Paran, un gineano delle montagne appartenete al popolo dei Foré nelle tavole da 2 a 5 compaiono quattro tra i miei amici guineiani a cui questo libro é dedicato.

8. Aborigeni della Terra Arnhem dell'Australia centrale.

9. Donna tangusa della Siberia.

12. Una donna giavanese impegnata nella raccolta del riso. Le donne delle tavole 12 e 13 parlano entrambe lingue di un ceppo austronesiano"

23. _Sopra_: Due donne scandinave (Ingrid Bergman e sua figlia; _sotto_: un armeno.

32. Un parlante una ligua bantu del gruppo Niger-Congo: Nelson Mandela, presidente del Sudafrica.

Un capitolo per immagini. E anche, senza proclami, un semplice album di famiglia. La nostra.

Dersu Uzala il 04 ago 05 alle 10:28

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