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Il britannico aplomb dei fumetti di Mao

fumettidimao.jpgCi è capitato ultimamente di citare i fumetti cinesi dell'epoca maoista a proposito della grafica pedagogica e propagandista cinese e come improbabile fonte di ispirazione per i fumetti religiosi di Jack T. Chick.
L'argomento è interessante. In Cina furono stampati milioni e milioni di copie di fascicoli che utilizzavano la potenza espressiva del fumetto ai fini propagandistici dello stato comunista. Si tratta forse del primo utilizzo di massa delle potenzialità didattiche del comics che poteva cos? raggiungere una popolazione con un livello di alfabetizzazione elementare e che, pur condivendo un unico alfabeto, parlava una molteplicità di lingue.
Una bella indagine sull'argomento è rappresentata dal libro I fumetti Mao pubblicato ormai la bellezza di trent'anni e passa fa da Laterza e che contiene una curiosa schermaglia tra due diverse interpretazione dei fumetti sostenute dai curatori Umberto Eco e Jean Chesneaux.
Nel suo testo Cauto approccio ad altri codici, Eco mette a confronto alcune sequenze di vignette della storia (a fotoromanzo) di Lei Fêng con alcune di Terry e i Pirati di Milton Caniff rilevandovi una straordinaria identità di ritmo e di finalità propagandistiche, seppur di ideologie simmetricamente opposte.
Dal testo di Eco riportiamo le considerazioni particolarmente illuminanti a proposito delle probabili origini stilistiche del fumetto cinese.

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Da Cauto approccio ad altri codici di Umberto Eco

"Certamente essi [i fumetti cinesi] sono radicalmente estranei alla tradizione americana: mancano delle sue caratteristiche fondamentali, la stilizzazioner esasperata, il dinamismo grafico e la carica di humour che pervade anche i fumetti "seri", nonch? i rapporti indiscutibili con le esperienze più avanzate dello sperimentalismo figurativo (coscienti o no che siano, ricalcate o anticipate).
Ma è altres? chiaro che questi fumetti cinesi sono strettamente legati alla tradizione del fumetto britannico. Ipotesi non inverosimile se, come si dice nella prefazione di Gino Nebiolo, i fumetti occidentali appaiono in Cina negli anni trenta: e credo sia ragionevole pensare che, anche a causa dell'influenza britannica in quel paese, le importazioni di comics non riguardassero soltanto i prodotti statunitensi.


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Il fumetto britannico si caratterizza negli anni trenta e quaranta (e continua a mantenere ancor oggi molte di queste caratteristiche) per un tratto sottile, realistico, curato e puntiglioso, alieno dagli scorci stilizzati di un Chester Gould (Dick tracy) o dalle enfasi modernizzanti di un Milton Caniff (Terry e Steve Canyon). I fondi sono altrettanto curati dei primi piani, caratteristica questa del tutto assente in storie come quelle americane dell'Uomo Mascherato o di Mandrake e presenti al massimo nelle inquadrature di tradizione preraffaellita di Alex Raymond (Gordon). Il fumetto inglese "canonico" degli anni trenta è quello, ad esempio, di W. Booth quando creava per le Amalgamated Press di Londra un personaggio che poi i lettori italiani conobbero, dovutamente falsificato in alcune inquadrature, come Lucio l'Avanguardista: una ricostruzione accurata di ambienti, un segno più affine alla incisione ottocentesca che al tratto del comic statunitense, un gusto per la ricostruzione prospettica e l'esattezza descrittiva, una ombreggiatura a punta di bulino... Sono tratti che oggi si ritrovano, naturalmente modernizzati e ipersofisticati in storie come quelle di Tiffany Jones di P. Tourret e I. Butterworth, dove la cura filiforme nel realizzare i volti ricorda indubbiamente, fatte le debite distinzioni, il segno di molte storie di questo libro. Ed è infine lo stile di molti fumetti bellici britannici pubblicati dalle Fleetway Publications di Londra e tradotti oggi anche da noi.
Questa influenza potrebbe in parte spiegare quella assenza di humour che ha colpito Chesneaux e che colpir? qualsiasi lettore: che è certo effetto di una decisione rigoristica legata alla pedagogia rivoluzionaria, ma è anche una caratteristica del fumetto inglese, in opposizione allo spreco di humour che invece si ritrova nel fumetto americano".


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Immagini e citazione sono tratte da I fumetti di Mao, a cura di Jean Chesneaux, Umberto Eco, Gino Nebiolo, Laterza, Bari 1971.



Inserito da | 06.02.04 | (0) | Propaganda | stampa |




 
 

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