Maus torna da Auschwitz
Significativamente vicino al 27 gennaio, giorno della memoria, Repubblica d? alle stampe, nella serie I Classici del fumetto curata da Luca Raffaelli, la prima parte del capolavoro di Art Spiegelman Maus: mio padre sanguina storia, fumetto cult se mai ve ne fu uno, premiato addirittura con uno speciale premio Pulitzer nel 1992.

"Mi sento cos? inadeguato a ricostruire una realtà peggiore dei miei sogni più reconditi. E cercare di farlo con un fumetto! Credo sia un'impresa superiore alle mie forze. Insomma la realtà è troppo complessa per un fumetto..." Art Spiegelman
Maus è la storia dell'ebreo polacco Vladek Spiegelman, ripercorsa, sul filo di una memoria puntigliosa e 'ossessiva', dal figlio Art che, da quella materia dolente, vuol trarre un libro. Vladek è un vecchio scostante, bizzarro e malato, con molti tratti ipocondriaci ma con una memoria lucida e impietosa, disadatto a vivere il presente ma adattissimo a sopravvivere nel passato che gli era stato dato di avere: quello che dalla Polonia degli anni trenta finisce a capofitto nella Shoah.Maus Non è solo la storia di Vladek ma anche quella della moglie Anja, che uscir? viva dal campo di Birkenau ma alimenter? la memoria privata e collettiva dell'Olocausto e finir? suicida a New York, delle loro famiglie di origine, del primo figlio Richieu, morto bambino, dei loro amici. è la storia della vita tranquilla e normale di una comunità che cambia a poco a poco fino a "sanguinare storia", dalle piccole occupazioni quotidiane fino ai pogrom, alle deportazioni, alle esecuzioni di massa.
La memoria di Vladek è lucida, abbiamo detto, e la ricerca di Art puntigliosa. Art cerca di ripercorrere la Shoah analizzando un percorso e un'esperienza particolare, ma vuole delle risposte anche esistenziali, cerca documenti e pezze d'appoggio per 'capiré il padre nella storia, nelle sue generosit? e nelle sue miserie, perfino in quel suo essere maniacalmente attaccato alle piccole e piccolissime cose dell'esistenza quotidiana e diventare quasi "...la caricatura razzista del vecchio ebreo spilorcio". Ma Art vuole comprendere anche i perché della morte della madre e le ragioni delle proprie angosce. Risalendo piano piano, con l'uso di memoria, alle radici dell'orrore.
Non si parla quasi mai di grandi ideali, di diritti, di democrazia, di umanità, all'interno del lager (naturalmente la parte più significativa e agghiacciante di Maus; e dispiace che l'edizione di Repubblica si fermi alla soglia di 'Mauschwitz'); ci si sofferma invece sempre sui piccoli espedienti per la sopravvivenza quotidiana, su come avere un pezzo di pane in più, su come procurarsi un uovo o una salsiccia; oppure su come ci si ingegna per aggiustare un paio di scarpe o lavare una camicia. In questa continua ricerca di 'essenzialità', in uno scambio di favori spesso umiliante, si logora l'esistenza di Vladek Spiegelman, sempre pronto a dare qualcosa a qualcuno per ottenere in cambio un brandello di speranza e di vita. Mantenersi in forze, lavorare duro, per evitare il più possibile di "passare per il camino".

La storia di Maus procede in un continuo flash-back tra Rego Park, New York degli anni '80, e la Polonia dei campi di sterminio, alla ricerca di un 'senso' che leghi l'esperienza. Ma ritorna sottotraccia la domanda che lo stesso Spiegelman poneva all'inizio: è il fumetto uno strumento adeguato per raccontare la Shoah?
? come chiedersi se l'arte è strumento acconcio per descrivere la realtà! Scrive Luigi Monti in un bel saggio apparso recentemente sulla rivista Hamelin (n. 8, ottobre 2003) che "...l'idea stessa di rappresentare la Shoah è stata messa in dubbio dall'ineludibile domanda di Adorno: è possibile far poesia dopo Auschwitz? (...) E se Maus, in relazione alla Shoah, rappresentasse la definitiva possibilità di riconciliazione tra estetica e etica, tra ricerca del bello e ricerca del vero?"Art Spiegelman, Maus, I Classici del Fumetto di Repubblica, traduzione di Cristina Previtali, Euro 4,90
Inserito da | 23.01.04 |
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